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Addio, Sergente

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Comments (14)

Marco Malvezzi on June 18, 2008

Addio, mio Sergente sulla neve. Giuanìn ti ha forse voluto ancora una volta vicino. Per tornare nuovamente “a Bàita”. Ti voglio immaginare ancora e per sempre tra i boschi del tuo Altipiano, mentre cammini piano con il bastone, poi lieve ti siedi su una pietra e in silenzio te ne stai, così. Io verrò a trovarti, di tanto in tanto, ti cercherò tra gli aghi di pino, i cespugli di mugo, i sentieri della Grande Guerra fin su sull’Ortigara.

Matteo Pagliaro on June 19, 2008

Se c'è qualcuno che mi mancherà è proprio lui, questo signore del quale potremmo dire tutte le migliori cose del mondo, ma che, conoscendolo, preferirebbe sicuramente non sentirsi dire, tant'era e tant'è stata fino alla morte la sua grande umiltà. Hai fatto bene a ricordarlo in questo montaggio molto bello che lo ritrae quasi a salutare la sua casa della quale, nei suoi libri, ha descritto numerosi dettagli.

Arrivederci a lassù, Mario!

E grazie infinite a te, Marco, che così l'hai voluto ricordare. Ciao, Matteo.

Marco Malvezzi on June 19, 2008

Caro Matteo, sto scoprendo in questo terribile momento, che tanti lo amavano veramente. Mi manca, mi manca da morire, i suoi occhi che ho avuto la fortuna di conoscere di persona proprio lì dietro casa sua un paio di anni fa, quegli occhi mi tormentano. Non mi sembra possibile, concepibile che ora sull'Altipiano non ci sia più il "vecio" a vegliare. Ciao e grazie per le tue parole.

Gianni Dalla Costa on June 27, 2008

Anch'io , da ragazzo , ho avuto la fortuna di conoscere il Sergente .Eravamo in colonia con i frati Francescani a Valgiardini , proprio a pochi passi da casa sua e lui veniva a raccontarci le sue avventure . Con la fantasia ho vissuto con lui la sua storia .... e il ricordo , anche trent'anni dopo è così vivo che mi sembra ancora di sentirlo parlare . Resterà sempre nei miei ricordi.

Marco Malvezzi on June 27, 2008

Ecco un'altra delle tante cose che ammiravo in Lui: amava i ragazzi, cercava di portar loro la propria esperienza non per vantarsene ma per aprire i loro cuori e i loro occhi. Faceva quello che andrebbe fatto in ogni scuola e in ogni famiglia e che invece non si fa più da tempo: preparare i nuovi arbusti a diventare larici, faggi, abeti, pronti a sfidare le avversità della vita con coraggio, onesta, rispetto per il prossimo, attenzione e chi è meno fortunato. Pur con il suo inevitabile stile montanaro e quindi a volte duro, burbero, aveva un cuore immenso. Diceva sempre che il capolavoro della sua vita non sono stati i suoi libri, ma l'aver portato in salvo, durante la ritirata di Russia, il suo caposaldo di 70 uomini senza nessuna perdita. Se questa non è immensità umana...

Sara Capparotto on July 2, 2008

Il bello di Panoramio sono le foto ...ma in certi momenti questi dialoghi lo sono ancora di più

Bravo Marco per averlo ricordato

Mabe70 on September 1, 2008

Bravo Marco! Un grande uomo. Massimo

mukkapazzaclub on January 4, 2009

grande uomo, grande scrittore. I suoi libri mi hanno insegnato tantissimo come a tanti altri. Rileggerli ogni volta è sempre un grande piacere. C mancherà...

iciomato on August 10, 2009

Grazie Marco. Io non ho conosciuto di persona il Sergente (purtroppo),ma ho avuto la grandissima fortuna di conoscerlo attraverso i sui racconti. Manca e mancherà a tutti coloro che,come me, lo hanno conosciuto solo tramite carta stampata. Nessuno come lui riscirà mai a farti sentire dentro al racconto, a farti piangere,gioire,o addirittura farti sentire i profumi nell'aria dell'altipiano. Grazie anche a Matteo,Gianni,Sara,Mabe 70 e Mukkapazzaclub.

romano kohlmayer on September 4, 2010

Anch'io non l'ho conosciuto di persona, ma mi sembra di conoscerlo da sempre. Mancano moltissimo persone del suo spessore e della sua integrità. Quando sono sull'altipiano camminando magari verso i Castelloni, vorrei che fosse lì anche lui a raccontarmi ancora una volta la storia del Moretto e di tanti altri "piccoli maestri". Ciao Sergente!

Quentin UK on March 19, 2011

Face in the clouds

Bepix (Giuseppe de G… on October 27, 2011

Ciao Marco, torno sempre volentieri su questa foto, la "Baita" del Grande "Sergentmaggiur" di via Rigoni di Sotto! Quanta nostalgia, quanto ci manca a noi, che oltre suoi affezionati lettori abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo, parlarci, incontrarlo nei boschi dell'Altipiano!

Desidero riportare quanto scrissi in onore del Grande Cimbro, sul Forum Altipiano 7 Comuni:

In memoria del grande scrittore e compianto Maestro, Mario RIGONI STERN - Asiago 01/11/1921 - 16/06/2008.

Se n’è andato dalla vita in punta di piedi, senza disturbare, discreto, così com’è sempre vissuto. Un gentiluomo di montagna, grande uomo, grande scrittore, uno dei maggiori della nostra letteratura del 900 ed inizio nuovo millennio. Uomo schivo ma aperto a tutti. Innumerevoli i lettori che gli scrivevano, inviando nelle loro lettere i sensi della loro ammirazione, lo stupore di rivivere grandi emozioni epocali, come le tribolazioni patite dai nostri soldati durante la “campagna di Russia”; o la bellezza di aprire una pagina di un suo libro e scoprirsi d’improvviso catapultati al centro di un ubertoso bosco tra i monti dell’Altipiano, percepirne il profumo, il silenzio rotto dal frinire degli insetti o dallo stormire dei rami d’abete scossi dal vento. Con alcuni scambiava notizie di botanica, ornitologia, apicoltura, storia di vicende vissute nel corso degli eventi bellici nella I e II G.M. etc. . Rispondeva cortese a tutti, a mano come si conviene, con la sua stilografica ad inchiostro blu, me compreso che gli dedicai una poesia: “Cimitero di guerra – Austroungarico” incentrata sull’emozione che suscita nel viandante la vista del piccolo cimitero del Mosciagh. Studiosi, studenti, scolaresche, curiosi, in molti andavano a bussare alla sua casa di Asiago d colore rosa confetto, in via Rigoni di Sotto, ai margini del bosco, con vista sull’Altipiano, l’aeroporto, il forte Interrotto e a nord, quei monti immortalati nei suoi racconti, dove più feroce fu la lotta fra le parti contendenti. “Sergentmaggiù ghe rivarem a baita?” gli chiedevano i suoi alpini del Reggimento Vestone e battaglione sciatori Cervino, in Albania, in Grecia, in Russia, nei campi di concentramento in Prussia. Tutti cercò di riportare “a baita”, a casa. Se non ci riuscì, non fu per sua colpa ma per volere del fato. Sempre primo fra i pericoli, fratello maggiore più che sergente maggiore per ogni suo commilitone. Rigoni ha sempre avuto il massimo rispetto per l’essere umano. Nei suoi racconti di guerra non ha mai usato il termine “nemici”, scriveva “avversari” “I nemici”, era solito dire, “eravamo noi che ci avevano mandato ad invadere la loro terra”. Durante la lunga e penosa ritirata sul Don, cercando rifugio e cibo nelle isbe, le povere case dei contadini russi, bussava sempre alla porta, chiedendo permesso prima d’entrarvi. “Così mi ha insegnato mia madre” disse! Non so o non ricordo se in combattimento gli accadde di uccidere qualche avversario, ma se ciò avvenne perché costretto dagli eventi, mai un rigo d’esaltazione del fatto mi è capitato di leggere ed udire. Del suo ruolo di soldato e sottufficiale la sola cosa che gli interessava era la coscienza di fare a pieno il proprio dovere e riportare a casa i suoi commilitoni, salvandoli magari assieme agli avversari, da un’inutile ed orrenda fine. Le sue pagine, e non parlo solo di quelle del capolavoro “il sergente nella neve”, hanno fissato nella coscienza collettiva le reali inaudite sofferenze di decine di migliaia d’uomini, attanagliati dalla fame e dal gelo, bersagliati dal micidiale fuoco avversario, dove forse morire era la cosa meno dolorosa, eppure, traspare in esse una luce, una speranza per un mondo migliore, anche se di recente, in occasione del conferimento dell’onorificenza di Commendatore delle Arti e delle Lettere da parte della Francia, abbia tra l’altro detto: “… finché ci saranno sfruttati e sfruttatori la pace tra gli uomini non sarà possibile”. Profondamente amante della natura, viveva in simbiosi con questa. Le sue descrizioni dei boschi, montagne ed animali, sono pagine di pura poesia. Questa posizione naturalistica non lo portò a rifiutare la caccia che considerava necessaria per il mantenimento dell’ecosistema. Uomo predatore, come il lupo, ma nel rispetto delle regole, “io penso sia molto meglio prelevare un capriolo o un camoscio che cibarsi di un vitello alimentato magari con la carne di sua madre” disse. Chi ha avuto la fortuna di andare per boschi con Mario Rigoni Stern ha avuto l’occasione di vivere una emozione indimenticabile. Conosceva le tracce degli animali come uno scout pellerossa, sapeva indicarti dove il capriolo aveva brucato o il cervo scortecciato l’abete, dove era passata una volpe o si era rifugiato il lepre o dove, dietro ciò che si reputa un mucchio di sassi, si celasse una volta un nido di mitragliatrice o si dipartiva una trincea. Conosceva tutte le specie d’alberi ed erbe del suo Altipiano, il loro nome scientifico ed i benefici curativi, come il miglior botanico. Era anche un valente ornitologo. Come scrittore aveva una prosa semplice, priva di fronzoli, viva, stimolante, suggestiva, che ha suscitato e suscita in milioni di lettori forti emozioni. Disse Ernest Hemingway: “uno scrittore è grande quando non descrive emozioni ma le suscita”. Quante ne ha suscitate Mario Rigoni Stern nei suoi scritti! Avrei desiderato conoscerlo visivamente, di persona, non solo attraverso la forma epistolare. Lo scorso gennaio ero ad Asiago per una settimana sulla neve, ma non ebbi il tempo perché dovetti rientrare subito a Roma per la perdita di mio suocero. Se anche avessi potuto, probabilmente non avrei osato disturbarlo. Non sapevo della sua malattia, ma percepivo che qualcosa non andava. Ricambiò in dicembre il mio biglietto d’auguri, rispondendo come sempre con la sua solita squisita cortesia. Un ultimo pensiero: è morto da veneto, non aveva gradito il referendum per l’annessione al Trentino. “Io comunque mi sento veneto, e poiché ci vorranno almeno 5 o 6 anni perché la cosa si realizzi, se si realizzerà, vivo con la speranza di poter morire veneto”, ed ancora, “Il Parlamento approverà una legge?” “Mi adatterò ma resterò cittadino d’Europa che vive sull’Altopiano”. E’ stato sepolto nella nuda terra, sotto una croce di legno d’abete, come tanti soldati caduti sull’Altopiano, come ha desiderato fosse fatto. E’ voluto così tornare alla terra che ha sempre amato, per rientrare nel ciclo biologico della vita. Il suo corpo alla terra, il suo animo all’umanità, l’anima a Dio. Grazie Mario!

Giuseppe de Giacometti

(Dal Forum Altipiano 7 Comuni - data 26/06/2008) [Altopiano Asiago] (http://www.altopiano.asiago.com/)

Quentin UK on October 27, 2011

Please translate into English.

Marco Malvezzi on October 28, 2011

Dear Quentin, MARIO RIGONI STERN was a writer and a veteran of the Second World War (the Alpine Corps). He has written popular books, the most important "IL SERGENTE NELLA NEVE" which tells of the retreat from Russia and return home. He was a simple man, honest, expert of flower and wild animals. He loved the mountains, where he was born and where he lived until the die (26 june 2008). This my picture is about his house in Asiago, small town near Vicenza. Thanks and goodbye, dear Quentin.

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Photo taken in 36012 Asiago, Province of Vicenza, Italy

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  • Uploaded on June 18, 2008
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    by Marco Malvezzi

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