Okavango Delta - Giraffa ferita alla zampa anteriore sinistra

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Comments (3)

Mimmi Cassola on February 2, 2010

Ancora un animale ferito, Paolo? Ed essendo muta, e non può nemmeno urlare il suo dolore... In Marocco sei mai stato? Io due volte, una volta con un gruppo, e ci trascinavano qua e là. Una seconda volta sola con mia madre, a Marrakech, e, libere dai gruppi, scoprimmo una bellissima scuola coranica senza nessuno, una "medersa" o "medrasa". E poi nel suk dove tutti ormai ci conoscevano e sa-lutavano mia madre, dicendo: «Ciao, mamma», e mia madre era un po' sconcer- tata. Bei tempi andati... Oggi credo che ci avrebbero linciate, essendo cristiane, e avremmo così allungato il martirologio, da anonime...

Mimmi Cassola

P.S. Comunque, visto che sei andato dappertutto, ti consiglio di fare un salto anche in Marocco, se non ci sei già stato senza scattare foto.

Paolo Grassi on February 20, 2010

Ho letto i tuoi messaggi ed ho visto le tue foto. Ti ringrazio per il tuo interessamento e per i tuoi accorati commenti per gli animali feriti. In Marocco sono stato due volte: nel 1984, arrivando sino a Goulimine con un fuoristrada preso a noleggio e ne ho un ricordo bellissimo; nel 2001, con alcuni amici, in un viaggio organizzato e ne ho un pessimo ricordo e, quindi, non ho scattato foto. Di recente, fine scorso anno, ho visitato Sri Lanka e ho fatto una vacanza alle Maldive, isole che non conoscevo, ed oggi ho caricato le foto. Mi piace viaggiare, conoscere, vedere, incontrare ... Di molti viaggi, fatti negli anni '70 e '80, ho solo diapositive e non stampe. Purtroppo non ho nulla a che fare con il teatro; sono avvocato (www.studiolegalepaolograssi.com) e svolgo la mia attività a Napoli. Un cordiale saluto. P. Grassi

Mimmi Cassola on February 21, 2010

Grazie, Paolo, della tua cortese risposta. Anche un mio cugino è avvocato, e suo padre prima di lui. Zio Mario (suo padre), andava da solo, credo con una jeep, in posti dove nessuno andava, a suo rischio e pericolo. Una volta si trovò davanti a un elefante anziano e scocciato. Aveva spento il motore, e non riusciva ad avviarlo. Quando l'ele- fante barrendo si mosse verso di lui, il motore finalmente si avviò. Così non ci fu una pappa di auto + zio Mario. Fu il suo ultimo viaggio da quelle parti. Suo figlio invece s'interessa di insetti, ma solo delle "cicindele". Quelle, pove- rine, si trovano un po' dappertutto, e non sono affatto pericolose. Ma si è sempre occupato di insetti, e ogni tanto, quand'era ancora ragaz- zo, gliene mandarono da un museo di Londra degli esemplari da riconoscere e classificare. Una vol- ta che ero a Roma (io sono stata 33 anni a Mila- no, la chiamo la mia "cattività milanese", e a- desso vivo a Firenze, in una antica che avevamo comprato per le vacanze in campagna) presso San Miniato, con un panorama spettacoloso, un giardi- no pieno di rose e altri fiori, e una quarantina di olivi che ci danno un olio ottimo). Per tor- nare a mio cugino, che adesso è nonno felice di due gemelli che il mese prossimo compiranno un anno, una volta che ero a Roma, come dicevo, mi fece vedere qualche cassetto dei suoi insetti. Arrivato alle cicindele, io detti un'occhiata, e poi, indicandone una catalogata come maschio, gli dissi: «Questa è una femmina». Lui si seccò un po', poi prese una lente d'ingrandimento, la guardò e mi disse: «Come hai fatto ad accorger- tene?». «Ha le zampe un po' diverse», e così era: le femmine hanno cosce più grosse, ma io non lo sapevo. Una volta che se n'è riparlato, anni fa, ha negato tutto. Scusami se ti ho annoiato, Avv. Paolo! Ciao, e grazie! Cordialmente,

Mimmi Cassola

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Photo taken in NG/32 Okavango Kopano Mokoro Community Trust, Botswana

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  • Uploaded on April 25, 2007
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    by Paolo Grassi

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