Villacella: Gira e Rigira, alla Fine si è Fermata (Giugno 2009)

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Comments (35)

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GiamesPhoto (Giacomo… on July 19, 2009

Che bello... Ma mi sembra di capire che si parla di un po' di tempo fa, vero? Comunque, il San Ste rimane l'unico formaggio tipico ufficialmente riconosciuto prodotto in Liguria. Questo mulino in particolare adesso è un rudere, ed è vero che nella valle ve ne sono altri, ma quasi tutti abbandonati o adibiti a residenze private.

antonio andreatta on July 19, 2009

ciao Tino anch'io come Giames ti ringrazio per l'excursus gastronomico, ma riguardo al funzionamento di quel mulino credo bisogna andar a ritroso di almeno 50/70 anni, sono quasi sicuro che i mulini funzionanti ad acqua nella zona Aveto, Trebbia, Graveglia, Sturla e Lavagna si contino sulle dita di una mano e credo tu faccia un pochino di confusione sui luoghi da te frequentati. hai una galleria particolare...belle foto.

Tino Gianbattista Co… on July 19, 2009

Buongiorno sig. Antonio Andreatta, l'unico mulino o meglio la sola facciata che è servita per la pubblicità che volutamente non sono andato a visitare pur conoscendone i proprietari è quello di Chiusvino meglio conosciuto come (Mulino Bianco)per altro vicinissimo a San Galgano. Il complesso ora è tutto restaurato e quindi riportato all'antico splendore dai proprietari. I mulini mi affascinano perchè mi parlano dell'acqua, quando mi capita cerco di goderne i frutti vedi le Farine del Mulino ad acqua di Battilana il Mugnaio lo tiene in forza più per la passione che per i frutti un struttura che produce a tempi alterni quando c'è l'acqua e quando c,è il prodotto lo si trova sulla strada per Castiglione Chiavarese, località ancor più nota per il salame tipico di antica ricetta e per l'impasto tagliato a coltello. Per la verità ho abbastanza foto anche di essiccatoi per castagne non solo mie ma di famiglia di quelle zone che dovrebbero essere passate allo scanner ma che nulla avrebbero a che fare con Panonamio. Per esempio quello appena sopra Rezzoaglio seppure in disuso lo ricordo che girava nel suo moto perpetuo grazie ad una falla della canala di adduzione dell'acqua. Dietro Lavagna c'è una valletta arricchita da un Rio adduttore che alimentava tutta una serie di Mulini e Frantoi, un frantoio è ancora in sito. Comunque basta allontanarsi dall'asfalto per trovarne uno in ogni Frazione non di rado attorno ai Mulini si sono formati microcosmi di vita e di arti e mestieri.

Per uscire dalla Liguria se si risale la Valtrompia si trovano i resti alcuni salvataggi di ruote ad acqua che davano forza motrice all'industria armigera Magli, Torni, Trapani, frese, mole, oppure ad intieri opifici tessili per Cardani, fusatrici e telai. Di materiale sulle peculiarità dello sfruttamento dell'idrico ve ne sarebbe un agalleria tematica apposita. Milano ad esempio è progredita grazie all'energia che sfruttava le acque dei Navigli e canali appositamente ideati e costruiti. Treviso la Venezia delle Basse si è data alla conservazione di quei siti che l'hanno resa nobile in termini di opifici ed industrie. In quanto alla bellezza delle mie foto, non hanno quella pretesa, forse è l'aggiungerci qualcosa che si riferisce alla zona le rende più interessanti ma non spetta a me il giudizio. Ho iniziato molto presto a fotografare e a stampare a contatto con una 6X9 a soffietto di mio Papà... qualche falla nella memoria ci può essere ma l'uso di mettere date e luoghi sul retro della foto quelle nasce con l'immagine stessa. Comunque grazie

GiamesPhoto (Giacomo… on July 20, 2009

Secondo me, visto che tra i vari utenti di Panoramio è piuttosto diffusa l'etichetta "Italia che fu", tutte queste testimonianze del nostro passato si potrebbero tranquillamente pubblicare. Anzi, sarebbe più che auspicabile!

Tino Gianbattista Co… on July 20, 2009

Buonasera Giames, anche secondo me, ma le foto che tutti noi immettiamo tranne qualche OT stando a quanto scritto dovrebbero aiutare l'interessato a visitare la zona. Comunque c'è un Libro di racconti e aneddoti sulla val Graveglia scritto da una signora con la qule ho collaborato con le immagini, da Chiavari a Bobbio e giù per la via del Sale. Le più belle che hio scattato sono quelle fatte sui Pascoli dove gli ultimi di quei monti per riempire i tempi morti costruivano parti in legmo delle Rinomate per robustezza bellezza e leggerezza Sedie di Chiavari Le albe sul passo del Biscia con il lago di Giacopiane laggiùin fondo verso ponente di splendente color oro in mezzo ai monti.

GiamesPhoto (Giacomo… on July 20, 2009

Peccato non vederle...

antonio andreatta on July 20, 2009

ciao giames, con il mio commento ho scatenato un putiferio...forse a Tino son sembrato scortese ma non era mia intenzione, scusatemi entrambi.

GiamesPhoto (Giacomo… on July 20, 2009

Mah, francamente non mi sembra, spero di no...

Tino Gianbattista Co… on July 20, 2009

Buongiorno sig. Antonio Andreatta, si figuri, dialogare ed esprimere le proprie opinioni è importante. Il frutto di questa discussione è che intendo riprendere il tema dei Mulini sono strutture che hanno bisogno di essere ricordate.

Piuttosto la invidio che lei possa stare sotto un noce...NOCINO DI SAN GIOVANNI

40 noci acerbe,

10 chiodi di garofano, 1 pezzo di cannella,

1 limone,

1 kg di zucchero, 1,5 l di alcool a 90°,

3.5 dl d'acqua.

Il nocino è un ottimo digestivo. Alcune leggende pretenderebbero che le noci venissero raccolte e toccate solo da mani di fanciulle vergini ma, dati i tempi, ci limitiamo a consigliare di raccogliere ed effettuare la preparazione del liquore nel periodo vicino alla festa di San Giovanni, cioè il 24 giugno. Tagliate le noci in quattro parti, senza privarle del guscio, e mettetele a mace¬rare nell'alcool in un vaso ermetico insieme alle spezie e alla scorza del limone. Lasciate in infusione per quaranta giorni, scuotendo il vaso ogni giorno. Al termine di questo periodo preparate uno sciroppo dolce facendo bollire l'acqua con lo zucchero per 5 minuti, lasciatelo raffreddare e unitelo al macerato contenuto nel vaso. Filtrate il tutto in modo da eliminare qualsiasi impurità. Alcuni riutilizzano gli ingredienti dell'infusione lasciandoli macerare per un'altra decina di giorni in una bottiglia di vino bianco secco: ne otterrete una bevanda dolce e liquorosa quasi quanto il Vin Santo. Http://1.bp.blogspot.com/_rBNaBqkq4pI/SS5hRbD3HjI/AAAAAAAAI-w/aKArZy8vfoo/s1600-h/Nocino+di+San.Giovanno.jpg

Me ne vado a spasso lungo il La Piave da anni inseguo il riflesso di un Santuario in uno dei tanti canali

antonio andreatta on July 21, 2009

ahh gente del piave! mio padre era di paderno del grappa e mia madre di castelnovo del friuli, gente di pedemontana, polenta e osei e brenta piave e tagliamento, ricordo gli interminabili viaggi in treno e a proposito di mulini ad acqua la tua passione è condivisa. i miei zii tino e lidia ne avevano uno a gattorna di moconesi in fontanabuona e noi siamo cresciuti tra macine ruote dentate e farina di castagne. per non parlare della moggia che regolarmente prosciugavamo per catturare trote e anguille. ciao.

Tino Gianbattista Co… on July 21, 2009

Buop appetito sig Antonio Andretta

Patùn na

Gr. 200 di farina di castagne, 1 /2 litro di acqua fredda (oppure metà acqua e metà latte), 4 cucchiai di olio, gr. 40 di uva sultanina lavata e asciugata, gr. 20 di pinoli, gr. 10 di zucchero, la buccia di mezzo limone grattugiata, sale q. b. Mettere la farina di castagne in una terrina e salarla. Unire lo zucchero, mescolare e aggiungere poco per volta l'acqua mescolando con la frusta per evitare grumi. Ottenuta una pasta piuttosto fluida, aggiungervi l'olio e l'uvetta e versare il composto in una tortiera larga e bassa leggermente unta di olio. Cospargere la superficie di pinoli e con la buccia di limone tritata. Bagnare con il rimanente olio e cuocere a forno caldo per tre quarti d'ora circa. La patun na sarà cotta quando avrà fatto una bella cro¬sta dorata e screpolata.

Per la verità non sono solo i Mulini ad affascinarmi ma tutto quello che è frutto dell'ingegno umano che è riuscito a fare in modo che vi si sviluppasse una vita di comunità sociale. La Val Fontanabuona di tutto quel che c'è non manca nulla,in piu vi erano i pasticcini torte ed altre leccornie di un tal convento di clausura...

GiamesPhoto (Giacomo… on July 21, 2009

Mi sa che il nostro nuovo amico Tino è un cuoco! O un pasticcere...

antonio andreatta on July 21, 2009

di certo è un buongustaio! e io che dovrei mangiar poco. ciao giames.

Tino Gianbattista Co… on July 22, 2009

Buongiorno sig Giames e Antonio, iniziamo col dire che una alimentazione sostanzialmente frugale che si esprime da quanto le nostre immagini propongono non fa ingrassare ma è tutta salute. Sono di quelli che trovandosi in luoghi nuovi cerca di estrapolare quelli che sono gli usi e costumi che vi si esprimono anche in base a quanto il territorio offre e importa da fuori. L'alimentazione del Bel Paese la si evince dagli orti, da questa analisi si estrapola una parte della storia della Nazione. In questo contesto ci troviamo nel Genovese una cucina che subisce la presenza della Repubblica e quindi dei commerci a Ovest del mediterraneo questyo fa scoprire che la cucina stessa è araba, il basilico simbolo della stessa è una pianta sacra officinale medicamentosa che ha anche proprietà di portafortuna viene esattamente dal Nord africa. Genova compete con Napoli nell'invenzione della Pasta pur avendo il Cous Cous antica caratteristica di Pegli una delle ricette più datate fino ada arrivare ai Testaroli o Panigacci tagliati a strisce bolliti e conditi come la pasta. Nelle rimembranze della Cucina genovese vi è una specie di Lotta di classe, i prodotti della terra ai ricchi (pesce d'acqua dolce) e quelli di mare alla plebe. I "Crosetti" sono una pasta nobile dedicati ai momenti di festa, non ultima la dominazione Francese del levante fa si che le portate si impreziosiscono. Una zuppa di pesce cambia da zona a zona di pesca si va da dal cucinare in guazzertto una Monaca, una tracina, e un prete nel ponente, alla Zuppa vera e propria, al Ciupin, al Bagnun e gallette marinare del levante. Trofie e mandilli con farina di castagne, verdure ripiene, fino al piatto più povero la Mesciùa spezzina Piatto di legumi che sfamava i naviganti in ritardo sui tempi dell'approdo per cui si dava fondo a ciò che rimaneva in cambusa. Non sono ne cuoco ne pasticcere, cucino in casa mi diletto parola grossa e impropria di storia ed usi e costumi, do preferenza alla cucina pre colombiana. In questo momento vorrei essere a Vozze sopra Noli per fare una merenda con Focaccia, Formaggetta dell'altipiano delle Manie, Acciughe di Noli e olive taggiasche in salamoia, un bicchiere di Nostralino. A mezzogiorno a Romaggi da Pellegrino Rajeu e spezzatino cou Toccu, Oppure a Borzonasca alla Posada Pansotti de magru cun sarsa de nuxe. E perche no a San fruttuoso di Camogli per un piatto di Lasagne al pesto. CUS CUS INGREDIENTI PER 6 PERSONE:

1 kg di semola di grano duro: 200 g di farina di frumento: 1 kg di pesce misto da zuppa: 300 g di pomodori pelati: 6 spicchí d'aglio: 2 cipolle: un ciuffetto di prezzemolo: 2 foglie di alloro: 200 g di mandorle: 300g di olio extravergine d'oliva; sale; pepe.

Versate poco alla volta la semola di grano duro in un largo contenitore di terracotta e, girando con la mano, aggiungete via via un filo d'acqua finché si formeranno dei granelli. Condite con sale, pepe, olio extravergine e una cipolla tritata. Fate riposare la semola per 10 minuti. Preparate una pentola con acqua, alloro, prezzemolo, un pezzetto di cipolla, sale. Inserite la semola condita nella cuscussiera (pentola di terracotta con buchi) da adagiare sopra la pentola già preparata. Fate una pasta con acqua e farina, da mettere fra la pentola e la cuscussiera per evitare che esca il vapore. Cuocete a fuoco lento per un'ora e mezza. Per la zuppa di pesce, riscaldate in una pentola l'olio. Aggiungete l'aglio schiacciato e un trito di cipolla, prezzemolo e mandorle. Fate cuocere un po', poi versate i pelati e due litri di acqua salata. Quando il brodo comincia a bollire mettete dentro i pezzi di pesce e cuocete per 30 minuti.

Togliete il pesce dalla pentola e tenetelo in caldo. Passate al setaccio il brodo di pesce. Mettete il cuscus in una ciotola di terracotta, versate una parte del brodo e fate riposare, ben coperto, per 30 minuti. Servite in piatti fondi con i pezzetti di pesce sopra.

È a base di amido diffuso nel mondo arabo, arrivato a Genova on i traffici della Repubblica di Genova, o forse per i più recenti contatti con i Paesi magrebini. I fenomeni dell'immigrazione hanno reso disponibili sugli scaffali dei supermercati semole precotte, che però non sono paragonabili ai cuscus fatti in casa.

GiamesPhoto (Giacomo… on September 24, 2012

E' vero, Max, a pensarci bene mette un po' di malinconia.

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  • Uploaded on June 28, 2009
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    by GiamesPhoto (Giacomo…

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