Sveti Leopold Bogdan Mandić / St. Leopold Bogdan Mandić (my protector)

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Comments (14)

Janusz Kulik on October 30, 2011

Bardzo piękne zdjęcie!!! LIKE.Pozdrawiam,Janusz

Marcel Mlinarić - CR… on October 30, 2011

Thank you very much Janusz!

Marcel Mlinarić - CR… on October 30, 2011

Sveti Leopold Mandić (Herceg-Novi, Boka Kotorska, 12. svibnja 1866. - Padova, 30. srpnja 1942.) je drugi kanonizirani hrvatski, svetac rimokatoličke Crkve, svećenik, kapucin, poznati ispovjednik, promicatelj jedinstva kršćana. Roditelji su mu bili podrijetlom iz Zakučca. Na krštenju je dobio ime Bogdan, a po ulasku u kapucine promijenio ga je u Leopold. Bio je najmlađe od dvanaestero djece. Njegovi roditelji bili su vjerni kršćani. Dobri otac pratio je svako jutro malog Bogdana u crkvu na svetu misu i pričest, što je tada bilo nešto posve neobično. U duboko kršćanskom obiteljskom ozračju Bogdan je od malena učio mnogo moliti. Rodbina i znanci zvali su ga „naš Bogdo”. Bio je visok samo 135 cm. Njegova dobrostojeća obitelj nije uspjela sačuvati blagostanje. Druge će u sličnim prilikama znati tješiti iz vlastitog iskustva. Tako je jednog osiromašenog očajnika ovako tješio u ispovjedaonici: “Razumijem vaš žalosni položaj, jer i moja je obitelj nekoć bila bogata. No izgubila je sve svoje imanje i dobra, te zapala u bijedu. I vi ste slično iskusili pa stoga razumijem vašu žalost.” Živeći u Herceg-Novom među pravoslavcima, Bogdan je veoma rano upoznao i iskusio žalosnu činjenicu rastavljenosti kršćanske braće. Zato je još kao dječak govorio: “Dobro, ja ću se posvetiti spasenju tolikih siromašnih i nesretnih ljudi. Postat ću njihov misionar”. Promatrajući nesebično djelovanje kapucina u svom rodnom gradu, koje su cijenili i pravoslavci, Bogdan je mislio, da će svoj misionarski naum najbolje ostvariti ako stupi u njihov red. Roditelji su se složili s njegovim izborom zvanja, premda im je rastanak s njime bio veoma težak. U dobi od 16 godina polazi na nauke u sjemenište u Udinama u sjevernoj Italiji. Na dan 20. rujna 1890., kardinal Domenico Agostini ga je zaredio za svećenika. Nakon kratkog boravka u Zadru, Kopru i na Rijeci, po volji svojih poglavara bio je konačno određen za Padovu. Shvatio je na koji će način vršiti svoj ekumenski apostolat te uskliknuo: “Odsada pa ubuduće svaka duša koja bude tražila moju službu bit će moj Istok.” Kao dugogodišnji neumorni ispovjednik on će sve svoje molitve, žrtve, napore prinositi na veliku nakanu: “Da svi budu jedno!” Stalno je molio Boga, da se pravoslavni i katolici ne sukobljavaju, nego da se sve bolje slažu. Početkom Prvog svjetskom rata nije htio primiti talijansko državljanstvo pa je kao stranac iz neprijateljske države morao u koncentracijski logor. Obrazložio je to riječima: “Krv nije voda!” Imao je izvanrednu sposobnost razumijevanja onih koji su mu se povjeravali i sposobnost pomaganja u zamršenim tjeskobama. Prije smrti o. Leopold je prorekao, da će kapucinski samostan u Padovi biti razrušen od bombi. Ipak, kod te strašne ratne katastrofe njegova ispovjedaonica osta pošteđena da bude trajan znak njegova pomiriteljskoga apostolata. Brojni hodočasnici, koji sa svih strana dolaze na njegov grob, dotiču se s poštovanjem i njegove drage ispovjedaonice u kojoj je zaslužio nebo, u kojoj je vršio svoje ekumensko poslanje. Kad je otac Leopold 30. srpnja 1942. umro u Padovi, njegov pogreb bio je već njegova proslava na zemlji, predigra onoga što će se dogoditi kasnije kad bude svečano proglašen blaženim i svetim. Leopolda iz Herceg-Novog proglasio je papa Ivan Pavao II. svetim 16. listopada 1983. Spomendan mu je 12. svibnja.


San Leopoldo da Castelnuovo, al secolo Bogdan Ivan Mandić (Castelnuovo di Cattaro, 12 maggio 1866 – Padova, 30 luglio 1942), è stato un presbitero croato dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini; nel 1983 è stato proclamato santo da papa Giovanni Paolo II. Leopoldo nacque a Castelnuovo di Cattaro (l’odierna Herceg-Novi in Montenegro) il 12 maggio 1866, penultimo dei dodici figli di Pietro Mandić e di Carolina Zarević, famiglia cattolica croata. Al battesimo ricevette il nome di Bogdan Ivan (Adeodato Giovanni)[1]. Suo bisnonno paterno Nicola Mandić era oriundo da Poljica, nell’arcidiocesi di Spalato (Split), dove i suoi antenati erano giunti dalla Bosnia, nel lontano secolo XV. A Castelnuovo di Cattaro, all’epoca situato nella Provincia di Dalmazia, a sua volta parte dell’Impero Austriaco, prestavano la loro opera i frati francescani Cappuccini della Provincia Veneta (vi si trovavano fin dal 1688, epoca del dominio della Repubblica di Venezia). Di intelligenza aperta, padre Leopoldo Mandić aveva una buona formazione filosofica e teologica e per tutta la vita continuerà a leggere i padri e i dottori della Chiesa. Sin dal 1887, si era sentito chiamato a promuovere l’unione dei cristiani orientali separati con la Chiesa cattolica. Nella prospettiva di un ritorno nella terra natia come missionario, si dedicò all’apprendimento di diverse lingue slave, compreso un po’ di greco moderno. Fece domanda di partire per le missioni d’Oriente nella propria terra, secondo quell’ideale ecumenico, divenuto poi voto, che coltiverà fino alle fine dei suoi giorni, ma la salute cagionevole sconsigliò i superiori dall’accettare la richiesta. Infatti, a causa dell’esile costituzione fisica e di un difetto di pronuncia, non poteva dedicarsi alla predicazione. I primi anni passarono nel silenzio e nel nascondimento del convento di Venezia, addetto al confessionale e agli umili lavori del convento, con un po’ di esperienza da questuante di porta in porta. Nel settembre del 1897, ricevette l’incarico di presiedere il piccolo convento cappuccino di Zara in Dalmazia. Durò poco la speranza di poter realizzare l’aspirazione alla missione: già nell’agosto del 1900 fu richiamato a Bassano del Grappa (Vicenza) come confessore. Si aprì un’altra breve parentesi di attività missionaria nel 1905 come vicario del convento di Capodistria, nella vicina Istria, dove sì rivelò subito consigliere spirituale apprezzato e ricercato. Ma, ancora una volta, dopo un solo anno, venne richiamato in Veneto, al santuario della Madonna dell’Olmo di Thiene (Vicenza). Tra il 1906 e il 1909 vi prestò servizio come confessore, salvo una breve parentesi a Padova. L’arrivo a Padova [modifica] A Padova, al convento di piazzale Santa Croce, padre Leopoldo arrivò nella primavera del 1909. Nell’agosto del 1910, fu nominato direttore degli studenti, cioè dei giovani frati cappuccini che, in vista del ministero sacerdotale, frequentavano lo studio della Filosofia e della Teologia. Furono anni di intenso studio e dedizione. A differenza di altri docenti, padre Leopoldo – che insegnava Patrologia – si distinse per benevolenza, che qualcuno riteneva eccessiva e in contrasto con la tradizione dell’Ordine. Anche per questo, probabilmente, nel 1914 padre Leopoldo fu improvvisamente sollevato dall’insegnamento. E fu un nuovo motivo di sofferenza. Così, a partire dall’autunno del 1914, a quarantott’anni di età, a padre Leopoldo venne chiesto l’impegno esclusivo nel ministero della confessione. Le sue doti di consigliere spirituale erano note da tempo, tanto che, nel giro di qualche anno, divenne confessore ricercato da persone di ogni estrazione sociale, che per incontrarlo arrivavano anche da fuori città. Fortemente legato alla sua terra d’origine, padre Leopoldo aveva mantenuto la cittadinanza austriaca. Le scelta, motivata dalla speranza che i documenti d’identità favorissero un suo ritorno missionario in patria, si muta però in problema, nel 1917, con la rotta di Caporetto. Tra l’internamento a sud di Firenze e la rinuncia alla cittadinanza austriaca, preferì il primo e dovette partire. Nel corso del viaggio, a Roma incontrò anche papa Benedetto XV. A fine settembre del 1917, raggiunse il convento dei Cappuccini di Tora (Caserta) come internato di guerra. L’anno successivo passò al convento di Nola (Napoli) e poi di [Arienzo] (Caserta). Al termine della Prima guerra mondiale fece ritorno a Padova. Durante il viaggio visitò i santuari di Montevergine, Pompei, Santa Rosa a Viterbo, Assisi, Camaldoli, Loreto e Santa Caterina di Bologna. Il 27 maggio 1919 giunse al convento di Cappuccini di Santa Croce in Padova, dove riprese il proprio posto nel confessionale. La sua popolarità aumentò a dispetto del carattere schivo. Gli Annali della Provincia Veneta dei Cappuccini riportano: “Nella confessione esercita un fascino straordinario per la grande cultura, per il fine intuito e specialmente per la santità della vita. A lui affluiscono non solo popolani, ma specialmente persone intellettuali e aristocratiche, a lui professori e studenti dell’Università e il clero secolare e regolare”. Nell’ottobre del 1923 i superiori religiosi lo trasferirono a Fiume (Rijeka), dopo che il convento era passato alla Provincia Veneta. Ma, soltanto una settimana dopo la sua partenza, il vescovo di Padova, mons. Elia Dalla Costa, interprete della cittadinanza, invitò il Ministro provinciale dei francescani Cappuccini, padre Odorico Rosin da Pordenone, a farlo ritornare. Così, per il Natale di quell’anno padre Leopoldo, obbedendo ai superiori e congedando il sogno di lavorare sul campo per l’unità dei cristiani, era di nuovo a Padova. Da Padova non si allontanerà più per il resto della vita. Qui, spenderà ogni momento del suo ministero sacerdotale nell’ascolto sacramentale delle confessioni e nella direzione spirituale. Domenica 22 settembre 1940, nella chiesa del convento di Santa Croce, si festeggiarono le nozze d’oro sacerdotali, cioè il 50° anniversario dell’ordinazione presbiterale. Le spontanee, generali e grandiose manifestazioni di simpatia e stima a padre Leopoldo fecero chiaramente conoscere quanto vasta e profonda fosse l’opera di bene da lui svolta in cinquant’anni di ministero. Negli ultimi mesi del 1940 la sua salute andò sempre più peggiorando. All’inizio di aprile 1942 fu ricoverato all’ospedale: ignorava di avere un tumore all’esofago. Rientrato in convento continuò a confessare, pur in condizioni sempre più precarie. Com’era solito fare, il 29 luglio 1942 confessò senza sosta, trascorrendo poi gran parte della notte in preghiera. All’alba del 30 luglio, nel prepararsi alla santa messa, svenne. Riportato a letto, ricevette il sacramento dell’unzione degli infermi. Pochi minuti dopo, mentre recitava le ultime parole della preghiera “Salve Regina”, tendendo le mani verso l’alto, spirò. La notizia della morte di padre Leopoldo si diffuse rapidamente a Padova. Per un paio di giorni una folla ininterrotta passò al convento dei Cappuccini per rendere omaggio alla salma del confessore, già santo per molte persone. Il 1º agosto 1942 ebbero luogo i funerali, non nella chiesa dei Cappuccini, ma nella ben più capiente chiesa di Santa Maria dei Servi. Venne sepolto nel Cimitero Maggiore di Padova, ma nel 1963 il corpo venne traslato in una cappella presso la chiesa dei Cappuccini di Padova (Piazza Santa Croce).


Saint Leopold Bogdan Mandić was born on May 12, 1866, and died on July 30, 1942. He was an ethnic Croat born in Castelnuovo di Cattaro (today Herceg Novi), in Bocche di Cattaro (Boka Kotorska), then in the Austro-Hungarian Empire, today in Montenegro, and died in Padua, Italy. Physically malformed and delicate, having a height of only 1.35m, with clumsy walk and stuttering, he developed tremendous spiritual strength. His feast is celebrated May 12. Although he wanted to be a missionary in Eastern Europe, he spent almost all of his adult life in Italy, and lived in Padua from 1906 until the end of his life. He spent also one year in Italian prison during WWI, since he did not want to renounce his Croatian nationality. He also dreamed unceasingly about reuniting the Catholic and Orthodox churches and going to the Orient. He became known as Apostle of Confession and Apostle of Unity. He made a famous prayer that is the forerunner of today's ecumenism.Bogdan Mandić was the twelfth child of Dragica Zarević and Petar Antun Mandić, owner of an Adriatic fishing fleet; they came from the village of Zakučac (hinterland of the city of Omiš, 28 km from Split). The origins of his family are noble; they came from Vrhbosna province in Bosnia. He suffered from disabilities that would plague his speech and stature. The family eventually lost most of its wealth, and became more sympathetic to those who suffered in similar situations. In November 1882 when he was 16, Bogdan went to Udine to enter the seminary of the Venetian Capuchins. Two years later he was put in the Bassano del Grappa friary, where he took the name Leopold. His first profession of vows was made a year later in May and a profession of perpetual vows four years latter in 1888. On September 20, 1890, Leopold was ordained to the presbyterate at Venice at the age of 24. Leopold suffered from esophagus cancer, which would ultimately lead to his death at age 76. On July 30, 1942, while preparing for the liturgy, he collapsed on the floor. He was then brought to his cell, where he was given the last rites. Friars that had gathered at his bed began singing the Salve Regina and saw that Leopold died as they sang "O clement, O loving, O sweet Virgin Mary." As a result of the bombing during World War II, the church and part of the friary where Leopold lived were demolished, but Leopold's cell and confessional were left unharmed. Leopold had predicted this before his death, saying, "The church and the friary will be hit by the bombs, but not this little cell. Here God exercised so much mercy for people, it must remain as a monument to God's goodness." Paul VI beatified Leopold on May 2, 1976. He was canonized by John Paul II during the Synod of Bishops on October 16, 1983. Leopold is hailed as the "Apostle of Unity".

Quotes:

"Some say that I am too good. But if you come and kneel before me, isn't this a sufficient proof that you want to have God's pardon? God's mercy is beyond all expectation." "Be at peace; place everything on my shoulders. I will take care of it." He once explained, "I give my penitents only small penances because I do the rest myself." "A priest must die from apostolic hard work; there is no other death worthy of a priest."

Voar Alto on October 31, 2011

Nice Image & colour contrast.L:Eduardo.

Zlatan Lipljanac on October 31, 2011

Lijepa slika i dobar prateci tekst.

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Michael Sumerin on October 31, 2011

A very interesting photo. An interesting comment. Like. Michael.

Mel Figueroa on October 31, 2011

> > > Like 5 < < <

  • Muy bonita, hermosa composición

    Recibe saludos cordiales de México, Mel Figueroa

Marcel Mlinarić - CR… on October 31, 2011

Thank you very much Eduardo, Michael and Mel! He was one of the first that introduced the idea of ecumenism between western and eastern Church! Hvala Zlatane! Sv. Leopold Mandić jedan je od prvih začetnika ekumenizma između zapadne i istočne Crkve, a bio je i veliki ispovijednik!

senmax on November 2, 2011

Very beautiful picture. LIKE.

Marcel Mlinarić - CR… on November 6, 2011

Thank you senmax!

Luca Rigato on November 6, 2011

Hi Marcel, i'm happy you have good time in Padua! Like

Marcel Mlinarić - CR… on November 6, 2011

Thanks Luca!

Zlatan Olić on November 27, 2011

malen ali velik

Marcel Mlinarić - CR… on December 4, 2011

Da na njemu se najbolje vidi ona - "Slabe svijeta izabra Bog da posrami jake"! Malen i slab tijelom, ali velik i snažan duhom!

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Photo taken in Padua, Italy

Photo details

  • Uploaded on October 30, 2011
  • © All Rights Reserved
    by Marcel Mlinarić - CR…
    • Camera: OLYMPUS IMAGING CORP. FE350WIDE,X865
    • Taken on 2011/10/29 08:35:06
    • Exposure: 0.008s (1/125)
    • Focal Length: 4.55mm
    • F/Stop: f/2.700
    • ISO Speed: ISO80
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