Panoramio is closing. Learn how to back up your data.

Santuario di Sant'Andrea in Barbaine

CHIESA DI SANT’ANDREA DI BARBAINE

Nonostante in passato si sia ipotizzato che la chiesa di Barbaine sorga su una antica area sacra, e in particolare sui resti di sacello romano, le ricerche successive e i documenti ritrovati inerenti la chiesa non hanno permesso di sostenere questa tesi.

La prima attestazione dell’esistenza della chiesa risale al XIV secolo: in una sentenza arbitrale del 1384 viene infatti riferito dell’obbligo per Noffo, Lavino e Navono di devolvere alla chiesa di Barbaine una parte del prodotto macinato dal mulino a due ruote di Fusio. La chiesa viene poi citata nel Catalogo Capitolare della diocesi di Brescia, compilato nel 1410: in questo periodo Barbaine risulta quindi attiva e funzionante.

Già da questi primi documenti si ricavano delle notazioni interessanti: l’edificio religioso di Barbaine non è mai definito pieve, ma è sempre indicato come ecclesia, chiesa. Infatti Barbaine dipende, come tutte le chiese da Alone a Presegno, dalla pieve di Mura, che ha avuto origine ca. nel VII secolo. La pieve, nome derivato dal latino plebs, cioè popolo, aveva la funzione di chiesa matrice del territorio, vi si teneva l’istruzione cristiana, vi si amministrava il battesimo. Il pievano, cioè il titolare della pieve, aveva il controllo di un vasto territorio e dipendeva direttamente dal vescovo. Per sottolineare queste prerogative e la sua responsabilità nei confronti del popolo veniva anche difinito vescovi.

Nel territorio controllato dalla pieve vi erano poi molte altre chiese, che però non godevano di queste prerogative, tra queste vi erano molte cappelle diaconali, cioè dedicate a diaconi, come S. Lorenzo o S. Stefano, vedi Alone, Lavino ecc. Intorno alla metà del ‘300 Avenone, Prato (Belprato) e Livemmo, già dotate di chiese proprie, si accordano per avere una unia parrocchia e una chiesa in cui svolgere delle funzioni comunitarie: la scelta cade sul territorio denominato Barbaine, all’incrocio delle vie dei tre borghi, e in questo modo viene decisa la fondazione della chiesa che verrà anche dotata di lasciti e rendite per garantirne la sopravvivenza. La chiesa verrà intitolata a Sant’Andrea, fratello di San Pietro, questo per sottolineare la propria vicinanza alla pieve considerata una piccola Cattedra di San Pietro e dal lei dipenderanno le chiese dei tre paesi.Già nel 1491 però il rettore di Barbaine preferisce rifugiarsi a vivere presso la chiesa di Livemmo e nel 1574 la chiesa perde la propria titolarità di parrocchia.Il declino è definitivo nel 1600 quando la parrocchia viene soppressa, e si attua uno smembramento nelle parrocchie di Prato, Avenone, Livemmo. L’attività di singola chiesa continua comunque a tutto il ‘700, mentre l’800 segna un periodo di abbandono conclusosi nel 1985 con l’inizio di una campagna di restauri.

Architettura

La struttura attuale della chiesa risulta frutto di numerosi arrangiamenti e modificazioni avvenute nel corso dei secoli. I materiali utilizzati sono pietre locali ma anche elementi di cotto.

La facciata è estremamente semplice presenta un piccolo oculo centrale sopra un portale monolitico. Sono presenti delle interessanti decorazioni in cotto nel cornicione della facciata. Il lato sud è poi scandito da alcune monofore stromabte di chiara derivazione romanica.

L’interno dell’edificio si presenta come quello tipico del ‘400 lombardo, con un corpo ad aula unica, senza suddivisioni in navate, le cui pareti si presentavano come interamente ricoperte di affreschi. Lo spazio interno è scandito da arconi ogivali. L’abside si presenta di forma quadrangolare: tra ‘600 e ‘700 venne alzata una copertura a crocera eliminata poi negli anni ’60 del ‘900. In origine erano presenti due altari dedicati alla Vergine e a Sant’Andrea.

Decorazione pittorica

Come detto le pareti si presentavano come interamente decorate da affreschi, questi vennero poi ricoperti di calce e occultati. La riscoperta avviene contestualmente ai lavori di restauro della metà degli anni ’80. L’occultamento degli affreschi è di solito attribuito a motivi igienici, in realtà questi vengono nascosti dopo il Concilio di Trento quando il clima culturale viene totalmente a mutare e le iconografie scelte e utilizzate per la decorazione non risultano più accettabili dal clero post-conciliare.

Infatti durante il periodo settecentesco viene realizzata una pala di altare perfettamente rispondente ai nuovi dettami della chiesa in materia di arte. La pala è poi inserita in un altare caratterizzato dall’arte tipica dei Boscaì. Le testimonianze pittoriche ad affresco appartengono a diverse fasi, sono comunque tutte databili tra ‘400 e ’500. Non abbiamo la presenza di cicli pittorici unitari ma ci troviamo di fronte a ex-voto o piccoli affreschi devozionali. Interessante si presenta Crocifissione con Santi (tra cui Sant’ Antonio e Sant’ Andrea) riconosciuta come vicina alla produzione del Maestro di Nave. Tra altri Santi raffigurati ricordiamo Santa Lucia, San Lorenzo, i Santi Filastrio e Apollonio (presenti in modo analogo anche a Tavernole). Carica di molti significati è poi l’immagine del Beato Simonino da Trento, iconografia tipica soprattutto della Valle Camonica, riproposta più volte da Giovan Pietro da Cemmo.

Show more
Show less

Photo details

  • Uploaded on July 29, 2012
  • © All Rights Reserved
    by L. F.
    • Camera: NIKON CORPORATION NIKON D5100
    • Taken on 2012/07/28 17:22:26
    • Exposure: 0.005s (1/200)
    • Focal Length: 18.00mm
    • F/Stop: f/8.000
    • ISO Speed: ISO100
    • Exposure Bias: 0.00 EV
    • Flash fired