Hommage à Massimo (Max) - Scrivere con la luce

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El sol tramonta , i ani sponta.

Il sole tramonta e gli anni spuntano.

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Comments (55)

xaM-Max on June 6, 2013

Patrizio. Brecht diceva che bisogna avere una sorta di astrazione di fronte ad un'opera teatrale, intendendo con questo che lo spettatore non doveva coinvolgersi totalmente nell'emozione per restare consapevole del messaggio che l'opera teatrale veicola. Come la mettiamo? Ci vediamo domani. Grazie per il tuo tempo, un cordiale saluto sperando che altri s'aggiungano a questa discussione. Max

Patrizio Rigobello on June 6, 2013

Credo che lo spartiacque sia rappresentato dalla crescita enorme di coloro che possono fotografare e pubblicare. Solo pochi anni fa Pan aveva la metà dei milioni di fotografie attuali. Fra un paio d'anni ne avrà il doppio, non puoi pensare di trovare persone preparate a fare una critica fotografica corretta, persone preparate a leggere la fotografia o a realizzare fotografie di valore. Nel mare magnum, colorare ed elaborare è un modo a volte una necessità, per farsi guardare, per emergere nelle migliaia di scatti che non puoi nemmeno guardare proprio perchè sono tantissimi. Ma se la miniatura attrae, spesso una volta aperta non è affatto quella meraviglia che credevi, allora funziona il solito sistema di reciprocità che tutti conoscono. Non ci sono rimedi Max. Ci si ritrova con quelli dai quali impariamo qualcosa. Siano esse tecniche di fotografia o tecniche di pensiero.

xaM-Max on June 7, 2013

Un'osservazione questa tua che mi porta a fare la seguente considerazione che porta un'ulteriore definizione di Pan. Definizione meramente descrittiva. Una serie di pagine di foto che sono esposte in forma di miniature. Tu dici che queste sono quelle che attirano in prima istanza. Sono d'accordo. Poi affermi che molte volte aprendole il risultato non è quello che uno si aspetta. Già, anche su questo sono d'accordo. Da quello che intuisco dalla tua esposizione tu consideri la massificazione della fotografia un'inflazione, il fatto stesso che molti possano esprimersi con una macchina fotografica quindi ha in sè un concetto di svilimento dell'attività fotografica. Da questo quindi deduco che la fotografia per essere fatta e quindi interpretata necessita di tecnica o meglio di una serie di conoscenze necessarie a esplicitarla fotografando e altrettanto per leggerla e interpretarla. Inoltre aggiungi quasi sconsolatamente che queste tecniche siano di pochi. Una constatazione quindi di una mancanza. E a che cosa è dovuta questa mancanza? Personalmente non ci vedo nulla di male nella facilità di fotografare consentita dagli odierni mezzi, anzi tutt'altro. Uno sviluppo importantissimo. Quindi non lo vedo come un vulnus. Questa tua osservazione mi porta però a fare un'altra considerazione che si ricollega a ciò che ho esposto in precedenza. Su Pan io evidenzio uno svilimento della comunicazione o meglio della facoltà comunicativa. Poco importa se una foto è ben fatta oppure no. Il problema è più in basso. Uno sviluppo tecnico che consente facilmente di esprimere formalmente comunicazione senza un progresso della sostanza comunicata. Affermazione pesante questa mia, molto più della tua che si limita ad un fatto tecnico. Un'affermazione manichea la mia e che quindi non approvo, ma che mi serve per evidenziare non tanto la parte tecnica, ma comportamentale. Non esistono i buoni e i cattivi o i bravi e gli incapaci, esistono i consapevoli e gli inconsapevoli e non necessariamente i primi sono bravi fotografi come i secondi non necessariamente sono cattvi fotografi. Questa definizione discriminante io credo sia più pertinente. Consapevolezza non significa essere nel giusto o essere nell'errore, significa avere conoscenza e coscienza dei limiti. E' dall'uso che si fa ti tale conoscenza che è possibile individuare il comportamento di una persona anche di chi sta su Pan. E' possibile usare la conoscenza dei limiti in molti modi e siccome qui non stiamo parlando del sesso degli angeli, ma di qualcosa che ci tocca tutti, sia su Pan che abbiamo definito in precedenza come contenitore, sia nella vita di tutti i giorni, che è il contenitore comunicativo di tutti. Senza divagare quindi Pan è usato nei limiti che un contenitore per definizione ha. Un contenitore circonstanziato e ben definito sia nella sua funzione strategica più ampia di strumento per fini ben definiti, sia nella sua valenza comunicativa che singolarmente noi usiamo. In una analisi marxista tale contenitore è inteso come ciò che determina il comportamento umano sia relazionale, sia comunicativo, sia in rapporti di forza e in questo caso specifico forza è intesa come visibilità. E' questo dunque Pan? Un contenitore che determina comportamenti? E la volontà umana espressiva che fine fa? Non è possibile ridurla in questo modo. E' atto consapevole il comunicare e non può essere ridotto a mero comportamento determinato da un contenitore. Ci sono i rimedi eccome se ci sono Patrizio, uno ad esempio è questo che stiamo facendo io e te, in questo sono sconsolamente d'accordo con te, siamo solamente in due.

Patrizio Rigobello on June 7, 2013

Ciascuno usa questo veicolo come crede, Max. Considero un bene che la capacità di fare click sia di un larghissimo pubblico, perchè questo forma una pluralità di visioni differenti. Anche se perdersi e disperdersi è facile in questo mare. Considero la libertà di ciascuno preziosa quanto la mia, quanto il rispetto reciproco delle varie opinioni. Sono consapevole altresì che la visibilità spesso non è sinonimo di qualità, ma credo che lo sappiano tutti e non dico niente di nuovo. La vita è un'espressione unica, ogni vita, anche la lealtà e la capacità di misurarsi con altre persone. Realizzare una fotografia è come dipingere un quadro, prima devi pensarci bene, averlo dentro la testa. Bisogna anche impegnarsi molto per avere scatti di valore. Non li puoi certo fare con lo stampino. La fotografia è uno strumento come un pennello e la tela, come un pianoforte, ciascuno suona la sua musica. Spesso in silenzio. Ho trovato fotografie meravigliose caricate quattro anni fa. Non avevano nemmeno una stella, nemmeno un like. Mi è sembrato di sentire vibrare l'emozione di quella fotografia per la prima volta, come un cercatore che trova qualcosa di raro e prezioso. La potenza espressiva di una fotografia a volte è straordinaria, è questo il vero motore della passione fotografica, non certo le chiacchere o altro. Credo di averti detto tutto, il resto in fondo le logiche e la pubblicità o l'oscurità contano poco o niente. Ciao, Patrizio

Patrizio Rigobello on June 7, 2013

Forse il nostro comune amico Sergio, dovrebbe stilare accanto alla classifica dei numeri, rappresentativa di una realtà oggettiva, un'altra classifica, vera e libera da lacci e lacciuoli, una classifica del valore fotografico, della qualità disinteressata. Ignoro se sia possibile e se tecnicamente il progetto anche in forma minimale tipo 30 fotografi di valore sia possibile, ma mi piacerebbe vedere quei nomi che mai non si vedono.

Patrizio Rigobello on June 8, 2013

Caspita mi sono accorto che eravamo quattro amici al bar a parlare di fotografia, poi tre, poi due, poi uno...

Patrizio Rigobello on June 8, 2013

E ora nessuno....

Patrizio Rigobello on June 8, 2013

Amen

xaM-Max on June 10, 2013

Daisetsu Suzuki : "La conoscenza tecnica non è abbastanza. Bisogna trascendere la tecnica, così che l'arte diventi un'arte naturale, che cresce al di là dell 'inconscio." Quindi per ritornare al nostro discorso è la consapevolezza dei limiti che porta all'arte espressa in tutte le sue forme? E' un volere andare oltre, anche oltre l'iconscio? Io direi proprio di sì, caro Patrizio. E il tuo voler cercare di definire dei limiti a questo, mi lascia interdetto. Tu che sei così poliedrico nella tua capacità di rappresentare con una macchina fotografica, poliedrico da saper dipingere con colori ad acqua, da saper dipingere con colori acrilici freddi o ad olio pastosi, oppure di saper bloccare come nel caso della scatto della partenza del palio una tensione non bloccandola, esaltandola nel movimento, tu proprio tu, vorresti porre dei limiti, delle misurazioni, dei criteri. Stilare cosa ? Una graduatoria rappresentativa di una realtà oggettiva delle capacità di chi fotografa? Per fare cosa Patrizio ? L'espressività va oltre queste gerarchie e non può che essere così. Ti ricordi io definii, nella mia volontà estrema di volere cercare definizioni, nella mia necessità di cercare definizioni, i fotografi in due categorie: poeti e scrittori. Ci ritorno su queste definizioni. Cosa fa un poeta? Scrive per gli altri? oppure scrive per sé? Il poeta sonda sé stesso. Si domanda e si esplora nel profondo, senza limiti, senza misura, non gli interessa l'altro, il suo è descrizione di un viaggio interiore. Non vuole affabulare gli altri, non gli interessa. Siamo noi che andiamo incontro al poeta, lui non ci cerca. Siamo noi che troviamo delle volte delle corresponsioni emotive nel suo scritto. Siamo noi che ci fermiamo a pensare tramite la sua esposizione a quello che nel profondo abbiamo in comune sia con lui che con gli altri uomini. Versi a volte crudi, a volte dolcissimi, ma mai banali e soprattutto non rivolti all'esterno, ma all'interno del poeta e all'interiorità di chi li legge e che lui ha capacità di esporre alla luce. Lo scrittore invece affabula, racconta, vuole ed ha necessità dell'altro, non può e non vuole raccontare a sé stesso. Ed è in questa differenza sostanziale che possiamo dire che uno scrittore conoscendo non tanto i suoi limiti, anche se necessari, conosce innanzi tutto i limiti dell'individualità di massa. Affabulatori che son capaci di far evadere l'individuo dalla sua realtà quotidiana che è limitante e limitativa, da renderlo incapace di capire dove sono i suoi limiti, da non poter nemmeno provare ad esprimerli se non a ricercarli. Un blocco questo della ricerca dei limiti indispensabile e necessario a che l'individuo non parli più di sé, anzi questo diventa un non valore capovolgendo in modo coercitivo ciò che invece è connaturato all'uomo ovvero: il sondare sé stesso in relazione al suo ambito esterno, anche dell'altro uomo e non solo dell'ambiente. Questa coercizione porta all'adulazione, all'idolatria del singolo, sia esso artista, sia esso uomo di sport, sia esso uomo di potere e chi più ne ha più ne metta di figure umane idolatrate dagli altri uomini. Sto riducendo, di questo sono consapevole, ma ridurre non significa semplificare, significa evidenziare ciò che è necessario per capire. In questo caso un atto interiore rivolto a sé stesso, quello del poeta ed un atto interiore rivolto all'esterno quello dello scrittore. Guardati intorno Patrizio. Quanti evadono da una realtà quotidiana limitante idolatrando altri e sono proprio questi che sono obiettivo dello scrittore. Certo ci sono scrittori che nelle loro composizioni non vogliono adulare nè tanto meno coercizzare, ma non sono questi i più diffusi ed i più letti, non solo a livello italiano, ma a livello planetario. E altrettanto esistono poeti che prendendo spunto dall'etica della poesia vanno incontro agli altri. MI viene in mente D'annunzio, per fare un esempio di questi poeti. E mi viene in mente D.Brown per non dire W.Smith per questi scrittori. Uomini di penna che conoscono perfettamente i limiti degli altri uomini e che li sfruttano, li hanno sfruttati e sempre li sfrutteranno per ottenere ciò che vogliono: il soddisfaciemnto di un'esigenza personale di distacco dagli altri, un voler essere al di sopra e al di fuori della massa di individui. Il poeta non cerca questo, cerca, tramite il suo viaggio esplorativo interiore sè stesso, lo espone alla luce ma non necessita dell'altro anche se cerca l'altro, ma lo cerca per riflessione, nel senso letterale, uno specchiarsi, un riflettere un'individualità. L'uomo è questo, è sempre stato questo, un animale che ha consapevolezza di sé e della realtà non definibile nel suo complesso e che lo circonda in relazione all'altro uomo dal quale si differenzia per capacità sia espressive che fattuali e del quale ha necessità vitale per sopravvivere, ma non può in nessun modo essere massificato, pena il male di vivere. Ecco perché è impossibile a mio modo di vedere gerarchizzare, definire un'espressione artistica, qualunque essa sia, anche fotografica, perché è rappresentazione dell'individuo. Tutto ciò che impedisce questo io vedo come vulnus all'uomo, all'essenza dell'uomo. Tutto ciò che comunemente oramai accettato come dato di fatto, ma che è il risultato di un procedere storico ben delineato, ben individuato, atto a svilire l'uomo nella sua essenzialità comunicativa, facendogli perdere la visione individuale di sé stesso in relazione alla massa degli altri, che non sono massa, ma somma di individualità. Sovrastrutture che vengono esaltate e spiegate post hoc da cialtroni ben consapevoli di come tali sovrastrutture siano fondamentali per indirizzare anche i sentimenti, anche le sensazioni degli altri uomini, fino a renderli incapaci di guardare dentro sè stessi e di trovare lì, proprio lì dentro, il necessario per vivere consapevolmente non in individualità di massa, ma in individualità condivisa. Sono chiacchiere queste Patrizio ? Tu parli di potenza espressiva della fotografia ed è corretto, perché la fotografia è evocativa. Le dai un valore di merito e quindi oggettivo, rappresenta la volontà espressiva. Ma non è possibile andare oltre nel definirla, perché la volontà espressiva è individuale, è quando questa volontà espressiva che io intendo prima di tutto stimolata da un sentire interiore va incontro al comune sentire ricercandolo per ottenere consenso che nasce la possibilità di definirla, ma prima di cercare definizione tecnica è necessario definire la volontà che ad essa sottintende. Poeti o scrittori. E' sempre stato così nell'uomo, volontà di fare qualcosa, dall'alba dei tempi, da quando il primo uomo tentò di scrivere graffiando su di una roccia un suo sentire interiore e condividerlo con gli altri, prima di tutto come suo apporto individuale. Tutto ciò che successivamente è avvenuto è in funzione di questa volontà ed è tra l'altro da questa volontà di esprimere che nasce il mito, la coscienza che la realtà non è rappresentabile e che quindi una volta che l'uomo rende palese quasta sua volontà scrivendo sulla roccia da essa nasce anche la sovrastruttura culturale, della morale, della religione e parimenti però nasce la volontà di capire e contestualmente nasce anche lo sfruttamento dell'uomo sull'altro uomo. E non è forse questo che noi facciamo? Noi uomini tecnologici che abbiamo sviluppato senza progresso questa capacità tecnica, illudendoci che possedere la tecnica è sufficiente per progredire. Tecnica non solo fattuale ovvero del saper fare qualcosa con degli strumenti, ma anche tecnica del codificare anche i comportamenti, per controllarli, per renderli idolatranti e quindi succubi. Esprimere con una fotografia è arte nel senso letterale del termine, diventa arte nel senso comunemente inteso quando lo scatto tocca qualcosa di indefinito quindi senza limite descrittivo, lasciando a chi vede una sensazione, un'emozione che proviene dal profondo e questo è tipico della poesia, primo gradino dell'espressività umana immediatamente dopo quello figurativo, perché prima l'uomo ha inciso sulla roccia delle figure, solo successivamente ha descritto con le parole, ma entrambe queste attività nascono dalla necessità di comunicare e condividere innata dell'uomo ed entrambe non necessitano di sovrastrutture, ma solo di saper guardare dentro. E' questo guardare dentro che è indispensabile mantenere libero dalle sovrastrutture, se vogliamo essere uomini, nel senso più umile della parola, ovvero di essere consapevoli di essere forma e sostanza naturale fatte di terra e non di spirito aleatorio e sovrastante il sentire. Consapevoli dei limiti, consapevoli di sè in relazione agli altri e che qusta consapevolezza trascende la tecnica, trascende addirittura l'inconscio e non ha collocazione, nè parole per essere definita, ma solo sentita. C'è chi ce l'ha e chi non ce l'ha e chi ce l'ha non è detto che sia un buon fotografo e di converso chi non ce l'ha non è detto che sia un cattivo fotografo, perché fotografo è chi padroneggia uno strumento tecnicamente, ma se questa capacità tecnica lo distanzia dall'uomo fino a farne un estraneo che vuole diversificarsi per esigenze sue personali e che usa i limiti indotti e dei quali è perfettamente conscio, a me non lascia nulla, proprio come non lasciano nulla i facili scrittori usi ad andare incontro a sovrastrutture limitanti il sentire. Sentire incomprimibile, indefinibile e questa indefinibilità nasce da definizioni ben precise, prima tra tutte quella dell'isondabilità della realtà se non relativemente a livelli di volta in volta usati per capirla parzialmente. E' questo il terreno dell'arte in qualunque forma essa si esprima, il terreno dell'insondabile, del non definibile e che non va incontro alle sovrastrutture, altrimenti anche un agronomo sarebbe un artista :)) E in questo terreno vagano i poeti e non gli scrittori, perché loro hanno consapevolezza del senza limite e ce l'hanno perché scrivono e non perché dipingono, perché la parola serve ad esplicitare il pensiero, anche la pittura, ma lo fa su di un livello superiore quello della realtà visiva luminosa e non tutti gli uomini hanno capacità di vedere la luce, alcuni sono ciechi eppure pensano ed questa mancanza che determina il valore, sono le mancanze che determinano i limiti e sono le mancanze che fanno apprezzare un valore. E' quanto più un pittore e in questo caso un fotografo si avvicina al sentire del poeta e non dello scrittore che acquisisce valenza espressiva, vera e non indotta. Non mi avevi spiegato tutto Patrizio, ma è da questa tua mancanza che è nata questa mia riflessione e le logiche della pubblicità o l'oscurità contano eccome se contano, esse sono nate per determinare dei limiti, limiti però di sovrastrutture e quindi da infrangere in tutti i modi e anche questo è compito dell'artista, non certo di un tecnico. Resta poeta Patrizio, di tecnici codificati ce ne sono già tanti e te lo dico da tecnico :)) Max

xaM-Max on June 12, 2013

Non avevo visto la dedica Patrizio. Beh non può che farmi piacere. Se continua così Sergio dovrà fare una nuova classifica, quella delle dediche :))) Grazie, Max

Patrizio Rigobello on June 12, 2013

A dire il vero, come sempre del resto, c'è da un bel pezzo e non sei certo l'unico hommage à, c'è un'intera etichetta, ma pensavo che non le avessi badato, del resto conta e non conta come tutto del resto. Un mega saluto e porta pazienza. Ciao, Patrizio

xaM-Max on June 12, 2013

Conta o non conta lascialo decidere a me se permetti e per me conta :)) Anzi scusami se non l'avevo notato prima !!! Ciaoo Patrizio, Max

Patrizio Rigobello on June 12, 2013

Giusto. Un super saluto. Patrizio

Christos Theodorou on July 22, 2013

Excellent photo !!! Greetings from Athens.

Patrizio Rigobello on July 22, 2013

Grazie Christos. Un saluto cordiale. Patrizio

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Photo details

  • Uploaded on June 2, 2013
  • © All Rights Reserved
    by Patrizio Rigobello
    • Camera: NIKON CORPORATION NIKON D3100
    • Taken on 2013/06/02 18:06:36
    • Exposure: 0.013s (1/80)
    • F/Stop: f/5.600
    • ISO Speed: ISO200
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