Matteo Paoletti
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Subito dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 si costituisce nella Sabina Tiberina, nel territorio dei Comuni di Stimigliano, Magliano Sabino, Collevecchio, Cantalupo, Casperia e Calvi dell’Umbria, la formazione partigiana denominata Banda d’Ercole, articolata in tre distaccamenti e con un Comando collegiale con comando unificato a Monte Cosce. E’ collegata al Centro Militare Clandestino, organizzato a Roma dal Colonnello Montezemolo. Il Comandante militare della Banda d’Ercole è il Tenente Carlo Baldassarri, che tiene i contatti con il Commissario Ciani che è l’Ufficiale di collegamento con il Centro Militare. Nella zona di Poggio Mirteto, subito dopo l’armistizio si costituisce una Squadra di Sabotaggio, che inizia subito ad operare, compiendo azioni lungo la linea ferroviaria Roma- Firenze. La prima importante operazione, attuata il 14 settembre 1943, è la distruzione di un treno carico di munizioni che si trova allo scalo di Poggio Mirteto. In seguito all’incendio che ne deriva, è distrutto anche il Treno Presidenziale, usato da Mussolini per i suoi spostamenti, che era stato portato nella stazione di Poggio Mirteto per sottrarlo ai bombardamenti fatti dagli Alleati su Roma. All’operazione partecipa anche il giovane sottufficiale del Genio Giorgio Labò, diventato in seguito uno dei due artificieri dei GAP Centrali operanti a Roma. E’ catturato il 25 gennaio 1944, insieme con l’altro artificiere gappista Gianfranco Mattei, nella “santabarbara” dei GAP in Via Giulia 25, ed è portato nel carcere nazista di Via Tasso, dove è sottoposto a tortura per farlo “parlare”. Mattei si suicida nel carcere di Via Tasso, impiccandosi con le bretelle. Labò viene fucilato al Forte Bravetta il 7 marzo 1944. Successivamente, nella zona di Poggio Mirteto, Montopoli, Passo Corese e del Monte Tancia, si costituisce la Brigata autonoma Stalin (anch’essa collegata al Centro Militare Clandestino), di cui fanno parte antifascisti, soldati sbandati ed anche alcuni prigionieri di guerra jugoslavi, fuggiti dai campi di prigionia della zona. Nella zona opera anche la Banda Strale, anch’essa collegata al Centro Militare. Nel gennaio 1944 le formazioni partigiane operanti a Nord di Roma vengono riunite in tre Raggruppamenti a carattere regionale: Monte Soratte(Lazio), Gran Sasso(Abruzzo) e Monte Amiata (Toscana meridionale). Le formazioni operanti nella Sabina Tiberina vengono annesse al Raggruppamento Monte Soratte. Nel marzo 1944 viene costituito un Comando unificato sul Monte Cosce, coordinato dal Maggiore Aimone Manni. Nel febbraio 1944 si aggregano alla Brigata Stalin elementi dei GAP (Gruppi di Azione patriottica) di Roma, che per motivi politico-militari avevano dovuto lasciare la città.

"Calvi dell'Umbria, strage impunita" "Il 13 aprile 1944 un plotone delle SS fucilò 13 cittadini sospettati di collaborare coi partigiani" Nella primavera del 1944 dopo lo sbarco dell’esercito angloamericano ad Anzio e il conseguente ripiegamento delle truppe tedesche verso il nord e in particolare verso Terni e Narni ci furono ripetuti bombardamenti ed aspri combattimenti, proprio in quella zona, tra i nazifascisti e le brigate partigiane. I reparti della divisione nazista “Goering” sostenuti dai fascisti locali e dalla Guardia Nazionale Repubblicana tentavano di attraversare l’intera zona dell’area ternana e si scontrarono in più occasioni con i partigiani della brigata garibaldina “Antonio Gramsci” e del battaglione “Giovanni Manni”. L’offensiva dell’esercito tedesco in ritirata era d'altronde iniziata nel gennaio 1944 a Cesi e poi continuata nell’aprile con rastrellamenti ad Arrone, Norcia e Cascia fino a Poggio Bustone dove in diversi combattimenti moriranno decine e decine di partigiani. Gli scontri si concentreranno poi a Leonessa dove furono fucilati altri cinquanta cittadini tra i quali il parroco Don Concezio Chiaretti cugino dell’attuale Arcivescovo di Perugia. Lo scontro tra i tedeschi e i fascisti da una parte e i partigiani e la popolazione civile dall’altra ebbe una sua particolare efferatezza nella zona del narnese. In diversi combattimenti morirono molti partigiani e in particolare sui monti di San Pancrazio, Poggio di Otricoli, Capitone di Narni, Vacone, Rocchette. In questo quadro è particolarmente emblematica la vicenda di otto soldati inglesi e americani fuggiti dai campi di prigionia di Vetralla (VT) i quali sopravvivevano eseguendo anche lavori agricoli per conto delle famiglie coloniche e che cercavano di collegarsi con le organizzazioni partigiane. Ma ritiratisi nella zona di Montebuono e in particolare nella chiesa di San Benedetto, vennero sorpresi dai soldati tedeschi e fucilati immediatamente sul posto. La violenza degli scontri di quei giorni è testimoniata in modo emblematico da Padre Placido Santucci dello Speco Francescano di Narni protagonista tra l’altro di una trattativa con i tedeschi che impedì una violenta rappresaglia ai danni dei cittadini di Vasciano. Padre Placido racconta infatti come «nel territorio di Narni, Configni e Calvi dell’Umbria operarono per alcuni mesi due gruppi partigiani composti di giovani che cominciano a scendere armati tra la gente ed ad essi si uniscono soldati degli eserciti alleati evasi dai campi di concentramento. Sono brava gente molto educati, parlo con cognizione di causa per esperienza personale, ma quanto sta avvenendo non piace ai nazifascisti, questi sanno che i gruppi autocostituitisi e ormai operanti allo scoperto hanno come primo compito quello di battersi contro gli abusi degli occupanti nazisti e dei fascisti ed effettuano azioni di sabotaggio, abbattono tralicci dell’alta tensione, attaccano caserme». Il francescano poi racconta come la reazione fascista e nazista si sviluppò in tutto il territorio di Narni, Itieli, Sant’Urbano, Vasciano, Lugnola, Configni, Vacone, Poggio di Otricoli e Calvi dell’Umbria disponendo di un armamento di primo ordine non esclusi cannoni di media gittata. In tutti questi scontri morirono, come detto, diversi partigiani, ma la vicenda più efferata è sicuramente la strage di Calvi dell’Umbria dove il 13 aprile 1944 vennero fucilati 13 cittadini inermi, sospettati di collaborare con i partigiani. Un episodio di una vera e propria “guerra ai civili”, in più la strage è organizzata e voluta con particolare ferocia da un colonnello fascista della Guardia Nazionale Repubblicana, Faustini Giunio, originario di Spoleto e operante a Terni e dai suoi figli di nome Franco e Vittorio, sergente, insieme ad un altro milite della Gnr. Il 12 aprile 13 cittadini vengono arrestati su indicazione proprio del Faustini, portati nella caserma dei Carabinieri e il giorno dopo fucilati sulla piazza del paese da 20 soldati delle SS tedesche, senza alcun processo e abbandonati poi sul posto i loro cadaveri. Faustini non permise ai parenti nemmeno di seppellire i loro morti. Tra i fucilati oltre a due forestieri di cui non si conoscevano i nomi, ci furono due ragazzi di 16 e 17 anni Guglielmi Genesio e Ernesto, i parenti Adelfo, Emilio e Gino di 48, 44 e 32 anni, tutti membri di una famiglia che gestiva un albergo-trattoria a Calvi e accusati di aver ospitato alcuni partigiani. Tra i fucilati risultarono poi Montecaggi Liberato di 57 anni, barbiere accusato di aver fatto la barba ad alcuni prigionieri inglesi; Fabbri Fabrizio di 42 anni presunto rifornitore di partigiani; Pellicce Pacifico di 40 anni, Sernicola Ernesto di 36 anni, Salvati Domenico di 39 anni, Caroffi Lorenzo di 59 anni, tutti perché sospettati di aver aiutato gli inglesi o i partigiani. Il colonnello Faustini e suo figlio contribuirono ad arrestare personalmente tutti i fucilati, ad interrogarli e a depredarli dei loro averi con particolare crudeltà. Due mesi dopo alcuni parenti dei trucidati denunciarono dettagliatamente l’accaduto agli ufficiali inglesi Sonning, Huggins e Jordans dello Special Investigation Brunch che raccolsero la testimonianza di alcuni cittadini e anche quella di Giuseppe Salomone uno dei capi dei partigiani locali. Nel dicembre del 1944, data la particolare efferatezza dell’ accaduto, un’altra indagine sulla vicenda di Calvi fu svolta dal Comando generale dell’Arma dei Carabinieri che nella sostanza confermò i fatti e le dinamiche dell’eccidio, così come erano state rilevate dai soldati inglesi alcuni mesi prima. I verbali relativi a queste due indagini, appena finita la guerra vennero, come purtroppo per tanti altri eccidi, inviati alla Procura militare della Repubblica presso il Tribunale di Roma, ma non ci fu mai alcun processo anche se erano particolarmente dettagliati i fatti, i luoghi, le circostanze e i nomi dei presunti responsabili. Solo nel dicembre del 1994 dopo la scoperta del cosiddetto “armadio della vergogna” la Procura generale militare della Repubblica presso la Corte Militare di Appello di Roma riprese in esame i 695 fascicoli “archiviati provvisoriamente” in maniera arbitraria nel 1960. Tra questi il Procuratore Antonino Intelisano rinvenì il fascicolo sull’eccidio di Calvi dell’Umbria, ma pochi mesi dopo nel giugno del 1995 l’indagine fu archiviata. Nella motivazione dell’archiviazione dopo aver rilevato che il procedimento penale era rivolto contro Faustini Giunio e Vittorio, Proietti Bruno e ignoti militari tedeschi si procedeva ad archiviare poiché il reato di “concorso in violenza con omicidio” era estinto per prescrizione e poiché “appare irrilevante un più puntuale accertamento in ordine alla individuazione dei responsabili”. Ma questa volta i presunti responsabili non erano solo ignoti militari tedeschi verso i quali c’era una più plausibile difficoltà a identificarli, ma cittadini italiani operanti a Terni e a Calvi come i Faustini e Proietti. Purtuttavia non risulta che a loro carica sia stata fatta alcuna indagine. Tra l’altro il Faustini e la sua famiglia, si sostiene nei verbali, fuggirono con i tedeschi al nord, prima della fine della guerra. Un’altra strage quindi realizzata certo nel contesto della guerra di liberazione nazionale, ma sollecitata e voluta dai fascisti locali e dalla milizia repubblicana del Colonnello Faustini, con la fucilazione eseguita poi dalle SS tedesche. Una modalità purtroppo ricorrente ed emblematica di una “guerra ai civili” perseguita con ferocia e determinazione. Anche in questo caso si è trattato di un “crimine contro l’umanità” e perciò stesso imprescrittibile, secondo la corte di giustizia dell’ Aja. La magistratura italiana, se vuole, può ancora riaprire le indagini.

http://www.storiaxxisecolo.it/cronologia/cronoloreslazio

-http://www.albertostramaccioni.it

-http://www.romaregione.net

-http://www.fotografiareflex.net/public/Resistenza

— con Anpi Provinciale Rieti, Anpi Giovani Terni, Anpi Poggio Mirteto, Anpi Viterbo e Anpi Roma Ufficio Stampa

Subito dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 si costituisce nella Sabina Tiberina, nel territorio dei Comuni di Stimigliano, Magliano Sabino, Collevecchio, Cantalupo, Casperia e Calvi dell’Umbria, la formazione partigiana denominata Banda d’Ercole, articolata in tre distaccamenti e con un Comando collegiale. E’ collegata al Centro Militare Clandestino, organizzato a Roma dal Colonnello Montezemolo. Il Comandante militare della Banda d’Ercole è il Tenente Carlo Baldassarri, che tiene i contatti con il Commissario Ciani che è l’Ufficiale di collegamento con il Centro Militare. Nella zona di Poggio Mirteto, subito dopo l’armistizio si costituisce una Squadra di Sabotaggio, che inizia subito ad operare, compiendo attentati lungo la linea ferroviaria Roma- Firenze. La prima importante operazione, attuata il 14 settembre 1943, è la distruzione di un treno carico di munizioni che si trova allo scalo di Poggio Mirteto. In seguito all’incendio che ne deriva, è distrutto anche il Treno Presidenziale, usato da Mussolini per i suoi spostamenti, che era stato portato nella stazione di Poggio Mirteto per sottrarlo ai bombardamenti fatti dagli Alleati su Roma. All’operazione partecipa anche il giovane sottufficiale del Genio Giorgio Labò, diventato in seguito uno dei due artificieri dei GAP Centrali operanti a Roma. E’ catturato il 25 gennaio 1944, insieme con l’altro artificiere gappista Gianfranco Mattei, nella “santabarbara” dei GAP in Via Giulia 25, ed è portato nel carcere nazista di Via Tasso, dove è sottoposto a tortura per farlo “parlare”. Mattei si suicida nel carcere di Via Tasso, impiccandosi con le bretelle. Labò viene fucilato al Forte Bravetta il 7 marzo 1944. Successivamente, nella zona di Poggio Mirteto, Montopoli, Passo Corese e del Monte Tancia, si costituisce la Brigata autonoma Stalin (anch’essa collegata al Centro Militare Clandestino), di cui fanno parte antifascisti, soldati sbandati ed anche alcuni prigionieri di guerra jugoslavi, fuggiti dai campi di prigionia della zona. Nella zona opera anche la Banda Strale, anch’essa collegata al Centro Militare. Nel gennaio 1944 le formazioni partigiane operanti a Nord di Roma vengono riunite in tre Raggruppamenti a carattere regionale: Monte Soratte(Lazio), Gran Sasso(Abruzzo) e Monte Amiata (Toscana meridionale). Le formazioni operanti nella Bassa Sabina vengono annesse al Raggruppamento Monte Soratte. Nel marzo 1944 viene costituito un Comando unificato sul Monte Cosce, coordinato dal Maggiore Aimone Manni. Nel febbraio 1944 si aggregano alla Brigata Stalin elementi dei GAP (Gruppi di Azione patriottica) di Roma, che per motivi politico-militari avevano dovuto lasciare la città.

"Calvi dell'Umbria, strage impunita" "Il 13 aprile 1944 un plotone delle SS fucilò 13 cittadini sospettati di collaborare coi partigiani" Nella primavera del 1944 dopo lo sbarco dell’esercito angloamericano ad Anzio e il conseguente ripiegamento delle truppe tedesche verso il nord e in particolare verso Terni e Narni ci furono ripetuti bombardamenti ed aspri combattimenti, proprio in quella zona, tra i nazifascisti e le brigate partigiane. I reparti della divisione nazista “Goering” sostenuti dai fascisti locali e dalla Guardia Nazionale Repubblicana tentavano di attraversare l’intera zona dell’area ternana e si scontrarono in più occasioni con i partigiani della brigata garibaldina “Antonio Gramsci” e del battaglione “Giovanni Manni”. L’offensiva dell’esercito tedesco in ritirata era d'altronde iniziata nel gennaio 1944 a Cesi e poi continuata nell’aprile con rastrellamenti ad Arrone, Norcia e Cascia fino a Poggio Bustone dove in diversi combattimenti moriranno decine e decine di partigiani. Gli scontri si concentreranno poi a Leonessa dove furono fucilati altri cinquanta cittadini tra i quali il parroco Don Concezio Chiaretti cugino dell’attuale Arcivescovo di Perugia. Lo scontro tra i tedeschi e i fascisti da una parte e i partigiani e la popolazione civile dall’altra ebbe una sua particolare efferatezza nella zona del narnese. In diversi combattimenti morirono molti partigiani e in particolare sui monti di San Pancrazio, Poggio di Otricoli, Capitone di Narni, Vacone, Rocchette. In questo quadro è particolarmente emblematica la vicenda di otto soldati inglesi e americani fuggiti dai campi di prigionia di Vetralla (VT) i quali sopravvivevano eseguendo anche lavori agricoli per conto delle famiglie coloniche e che cercavano di collegarsi con le organizzazioni partigiane. Ma ritiratisi nella zona di Montebuono e in particolare nella chiesa di San Benedetto, vennero sorpresi dai soldati tedeschi e fucilati immediatamente sul posto. La violenza degli scontri di quei giorni è testimoniata in modo emblematico da Padre Placido Santucci dello Speco Francescano di Narni protagonista tra l’altro di una trattativa con i tedeschi che impedì una violenta rappresaglia ai danni dei cittadini di Vasciano. Padre Placido racconta infatti come «nel territorio di Narni, Configni e Calvi dell’Umbria operarono per alcuni mesi due gruppi partigiani composti di giovani che cominciano a scendere armati tra la gente ed ad essi si uniscono soldati degli eserciti alleati evasi dai campi di concentramento. Sono brava gente molto educati, parlo con cognizione di causa per esperienza personale, ma quanto sta avvenendo non piace ai nazifascisti, questi sanno che i gruppi autocostituitisi e ormai operanti allo scoperto hanno come primo compito quello di battersi contro gli abusi degli occupanti nazisti e dei fascisti ed effettuano azioni di sabotaggio, abbattono tralicci dell’alta tensione, attaccano caserme». Il francescano poi racconta come la reazione fascista e nazista si sviluppò in tutto il territorio di Narni, Itieli, Sant’Urbano, Vasciano, Lugnola, Configni, Vacone, Poggio di Otricoli e Calvi dell’Umbria disponendo di un armamento di primo ordine non esclusi cannoni di media gittata. In tutti questi scontri morirono, come detto, diversi partigiani, ma la vicenda più efferata è sicuramente la strage di Calvi dell’Umbria dove il 13 aprile 1944 vennero fucilati 13 cittadini inermi, sospettati di collaborare con i partigiani. Un episodio di una vera e propria “guerra ai civili”, in più la strage è organizzata e voluta con particolare ferocia da un colonnello fascista della Guardia Nazionale Repubblicana, Faustini Giunio, originario di Spoleto e operante a Terni e dai suoi figli di nome Franco e Vittorio, sergente, insieme ad un altro milite della Gnr. Il 12 aprile 13 cittadini vengono arrestati su indicazione proprio del Faustini, portati nella caserma dei Carabinieri e il giorno dopo fucilati sulla piazza del paese da 20 soldati delle SS tedesche, senza alcun processo e abbandonati poi sul posto i loro cadaveri. Faustini non permise ai parenti nemmeno di seppellire i loro morti. Tra i fucilati oltre a due forestieri di cui non si conoscevano i nomi, ci furono due ragazzi di 16 e 17 anni Guglielmi Genesio e Ernesto, i parenti Adelfo, Emilio e Gino di 48, 44 e 32 anni, tutti membri di una famiglia che gestiva un albergo-trattoria a Calvi e accusati di aver ospitato alcuni partigiani. Tra i fucilati risultarono poi Montecaggi Liberato di 57 anni, barbiere accusato di aver fatto la barba ad alcuni prigionieri inglesi; Fabbri Fabrizio di 42 anni presunto rifornitore di partigiani; Pellicce Pacifico di 40 anni, Sernicola Ernesto di 36 anni, Salvati Domenico di 39 anni, Caroffi Lorenzo di 59 anni, tutti perché sospettati di aver aiutato gli inglesi o i partigiani. Il colonnello Faustini e suo figlio contribuirono ad arrestare personalmente tutti i fucilati, ad interrogarli e a depredarli dei loro averi con particolare crudeltà. Due mesi dopo alcuni parenti dei trucidati denunciarono dettagliatamente l’accaduto agli ufficiali inglesi Sonning, Huggins e Jordans dello Special Investigation Brunch che raccolsero la testimonianza di alcuni cittadini e anche quella di Giuseppe Salomone uno dei capi dei partigiani locali. Nel dicembre del 1944, data la particolare efferatezza dell’ accaduto, un’altra indagine sulla vicenda di Calvi fu svolta dal Comando generale dell’Arma dei Carabinieri che nella sostanza confermò i fatti e le dinamiche dell’eccidio, così come erano state rilevate dai soldati inglesi alcuni mesi prima. I verbali relativi a queste due indagini, appena finita la guerra vennero, come purtroppo per tanti altri eccidi, inviati alla Procura militare della Repubblica presso il Tribunale di Roma, ma non ci fu mai alcun processo anche se erano particolarmente dettagliati i fatti, i luoghi, le circostanze e i nomi dei presunti responsabili. Solo nel dicembre del 1994 dopo la scoperta del cosiddetto “armadio della vergogna” la Procura generale militare della Repubblica presso la Corte Militare di Appello di Roma riprese in esame i 695 fascicoli “archiviati provvisoriamente” in maniera arbitraria nel 1960. Tra questi il Procuratore Antonino Intelisano rinvenì il fascicolo sull’eccidio di Calvi dell’Umbria, ma pochi mesi dopo nel giugno del 1995 l’indagine fu archiviata. Nella motivazione dell’archiviazione dopo aver rilevato che il procedimento penale era rivolto contro Faustini Giunio e Vittorio, Proietti Bruno e ignoti militari tedeschi si procedeva ad archiviare poiché il reato di “concorso in violenza con omicidio” era estinto per prescrizione e poiché “appare irrilevante un più puntuale accertamento in ordine alla individuazione dei responsabili”. Ma questa volta i presunti responsabili non erano solo ignoti militari tedeschi verso i quali c’era una più plausibile difficoltà a identificarli, ma cittadini italiani operanti a Terni e a Calvi come i Faustini e Proietti. Purtuttavia non risulta che a loro carica sia stata fatta alcuna indagine. Tra l’altro il Faustini e la sua famiglia, si sostiene nei verbali, fuggirono con i tedeschi al nord, prima della fine della guerra. Un’altra strage quindi realizzata certo nel contesto della guerra di liberazione nazionale, ma sollecitata e voluta dai fascisti locali e dalla milizia repubblicana del Colonnello Faustini, con la fucilazione eseguita poi dalle SS tedesche. Una modalità purtroppo ricorrente ed emblematica di una “guerra ai civili” perseguita con ferocia e determinazione. Anche in questo caso si è trattato di un “crimine contro l’umanità” e perciò stesso imprescrittibile, secondo la corte di giustizia dell’ Aja. La magistratura italiana, se vuole, può ancora riaprire le indagini.

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-http://www.romaregione.net/

-http://www.fotografiareflex.net/public/Resistenza/monte_tancia.pdf

thanks!! Happyhappy!!!

Hello Silena! A very, very beautiful scene excellently photographed! Many warm greetings from Texas! Anton Trötscher

Thank you!!!! - Alireza

WOOUU Superbe YS+L

Ciao Ernesto, grazie a questa foto ho scoperto un altro sito romano bellissimo da vedere al più presto! E meno male che abbiamo Panoramio! Saluti da Eva

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