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Adriano Bologna's conversations
Bologna Levino chiamato "il Barone"è stato il mitico portiere della squadra di calcio,del Carpineto degli anni Gloriosi.Si giocava a Villa S.Maria ed andammo con la corriera di zi Peppe,autobus che normalmente faceva la linea Carpineto-Guilmi.Io ero un ragazzino di 13 anni,riuscii a salire sul Bus,non ero previsto nella lista,ma incominciai a piangere ed ebbero pietà di me.Cose da altro mondo,il Bus sovraffollato, mi ricordo che Zi Peppe alla forte discesa di colledimezzo,siccome nei freni, cera l aria ,pompava per frenare,quindi fu un viaggio ad alto rischio.Arrivati,sulla piazza di Villa S. Maria ,molta gente del posto si avvicinò,tra cui una persona che sicuramente,doveva essere il Galizia del paese,che però aveva un naso,si notava all istante estremamente lungo.Il Barone, veniva affascinato,da simili nasi e moriva dalla voglia di tirare una zopì(con dito colpire una parte del corpo ,facendo male).Mastronardi,conoscendo,il vizio del Barone, si avvicinò al malcapitato,intuiendo a volo la situazione,disse "; Figlio mio,vattene un pò piu in là,anzi vattene dietro alla folla:"Il malcapitato non riuscì a capire il perchè.Ma il Barone che già aveva avvistato la sua preda, lo avvicinò e gli disse."Senti io sono il portiere del Carpineto,dopo la partita ti pago una birra, ma per scherzo,devi farmi accarezzare il tuo bel naso:". Il malcapitato acconsentì,non l avesse mai fatto,si prese una zopì sul suo lungo naso che divenne rosso come un peperone.
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Bologna Levino chiamato "il Barone"è stato il mitico portiere della squadra di calcio,del Carpineto degli anni Gloriosi.Si giocava a Villa S.Maria ed andammo con la corriera di zi Peppe,autobus che normalmente faceva la linea Carpineto-Guilmi.Io ero un ragazzino di 13 anni,riuscii a salire sul Bus,non ero previsto nella lista,ma incominciai a piangere ed ebbero pietà di me.Cose da altro mondo,il Bus sovraffollato, mi ricordo che Zi Peppe alla forte discesa di colledimezzo,siccome nei freni, cera l aria ,pompava per frenare,quindi fu un viaggio ad alto rischio.Arrivati,sulla piazza di Villa S. Maria ,molta gente del posto si avvicinò,tra cui una persona che sicuramente,doveva essere il Galizia del paese,che però aveva un naso,si notava all istante estremamente lungo.Il Barone, veniva affascinato,da simili nasi e moriva dalla voglia di tirare una zopì(con dito colpire una parte del corpo ,facendo male).Mastronardi,conoscendo,il vizio del Barone, si avvicinò al malcapitato,intuiendo a volo la situazione,disse :" Figlio mio,vattene un pò piu in là,anzi vattene dietro alla folla:"Il malcapitato non riuscì a capire il perchè.Ma il Barone che già aveva avvistato la sua preda, lo avvicinò e gli disse.";Senti io sono il portiere del Carpineto,dopo la partita ti pago una birra, ma per scherzo,devi farmi accarezzare il tuo bel naso";. Il malcapitato acconsentì,non l avesse mai fatto,si prese una zopì sul suo lungo naso che divenne rosso come un peperone.
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La notte brava di Sfascia Callara.Era una sera d estate del 1968,ed a Carpineto da due settimane era venuta una famiglia di Prato in vacanza.di questa famiglia faceva parte una dolce fanciulla che io corteggiavo,ma lei non voleva saperne di me perchè la mia reputazione non era delle migliori.Il padre la sera usava d avanti al bar di Rodolfo giocare con noi alla passatella,lui pure sapeva alzare il gomito,non era da meno ai vari pisch-pisch eccetera.Solo che quella sera faceva con noi la passatella sfascia callara,per dei bicchieri di birra ci fu una piccola discussione,tra il signore di Prato chiamato Alfonsino e sfascia Callara.Alfonsino non voleva saperne,di smettere nel bisticciarsi a livello dialettico con sfascia callara.Ad un tratto, sfascia Callara si alzò e se ne andò,io dissi ad Alfonsino, che non presagivo cose buone e che sfascia callara fosse estremamente imprevedibile.Io vidi che Alfonsino cambiò colore in viso,ma per rincuorarlo, anche perchè io aspiravo a sua figlia,gli dissi di stare seduto vicino a me,che io ero un buon amico di sfascia callara.Passò più di un ora nessuno pensava più a sfascia callara,quando all improvviso tornò,con un serpente avvolto al collo,una civetta (uccello notturno) nella mano destra e nella insanguanata mano sinistra due pezzi di vetro.Si sedette di nuovo al suo posto,molti fuggirono, ma io Alfonsino e altri tipo pisch-pisch,restammo al nostro posto, Sfascia Callara disse ad Alfonsino:"Ti faccio vedere come ti mangio,:"Prima morse un pezzo di serpente vivo,poi ingoiò mezza civetta anchessa viva e poi si mangiò tritando piano piano il vetro.Alfonsino si alzò bianco come un morto ,corse dalla sua famiglia caricò in fretta la macchina e sparì quella notte stessa.Oggi sappiamo che sfascia Callara era un discendente Osko.
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Oggi racconteremo una bellissima storia,vissuta da due personaggi mitici di Carpineto,i loro nomi;Il signor Famaccia e Galizia.Il signor Famaccia,viveva facendo il boscaiolo,un lavoro duro e poco remunerato,lavorava nel bosco fino a tarda sera e quando tornava a casa era stanco morto.Una sera dopo una durissima giornata di lavoro nella pioggia,varcato l uscio della piccola casetta dove viveva(due camerette)trovò seduto al suo tavolo, un signore vestito di nero molto elegante,con borsa anch essa nera piena di atti...
Famaccia chiese a sua moglie."Giulietta chi è questo signore."?Giulietta rispose, che era un ufficiale Giudiziario e che fosse venuto, per sequestrare.Allorchè zio famaccia disse:"Giulietta vai in cantina ,nell angolo a destra ci sono due accette,una è tagliente, l altra è azzannata, portami quella azzannata, perchè strappa meglio la carne:"Sentite queste parole e temendo il peggio, ufficiale giudiziario,si diede alla fuga.Fuggi nel Bar di Rodolfo che era nelle vicinanze.Rodolfo rincuorò il malcapitato,che aveva ,preso dalla paura, dimenticato la borsa piena di atti a casa di Famaccia.Galizia che si trovava nel Bar, furbo come la volpe,prese a volo ,data la situazione,la sua chance,si offrì di andare a riprendere la borsa in cambio di una sigaretta intera,perchè a quei tempi ,per i suoi servzi si usava dargli mezza sigaretta.LUfficiale Giudiziario rispose che purtroppo lui fumava il sigaro,Galizia prontamente rispose che anche un sigaro andava bene.Pattuito l affare Galizia riportò la borsa e di lì a poco la fumata di Galizia riempì il Bar di Rodolfo come fosse un camino.
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Herr Brune,ich bin dabei meine elcometer u. andere Geraete von Italien nach Deutschland zu bringen.Ich hoffe bald anfangen zu Können.Habe probleme mit eine bauer auf dessen feld liegt viel interessant.A presto bologna.
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L´ ultimo ululato della lupa bianca.Quando i giovani guerrieri Chatten tornarono da pallano dove avevano sterminato il branco di lupe,il valoroso guerriero figlio del capo Osko morto , morso alla gola dalla lupa bianca,era stato caricato,avvolto nelle pelli,sul suo cavallo e quasi arrivati,presso la capanna del capo,furono presi da grande timore,nessuno voleva essere il primo a dare notizia tanto triste.Giunti presso la collina della fonte del fico
il cavallo bianco su cui era legato, il giovane chatten senza vita, incominciò a battere i zoccoli sul viottolo che li riportava a casa,temendo per quello che sarebbe successo alla presenza del grande capo.
arrivati sulla pianura,del colle pistillo,a circa trecento piedi dalla capanna del grande capo,questi uscito avanti la sua abitazione e visto il cavallo bianco di suo figlio senza cavaliere,immaginando ,il peggio lanciò un urlo di dolore che si senti fino a Histonium.I giorni che seguirono furono giorni di lutto per lo stato Osko.
Il settimo giorno il giovane guerriero chatten venne sepolto in un posto, sulle falde del colle pistillo,da dove era possibile vedere il mare e la grande montagna della maiella.Al funerale del figlio del capo venne tutta la stamma, persino i componenti da boianum e beneventum come da anxanum ed ortonum.All` indomani del funerale, il capo che
per tutta la notte non aveva dormito,disse al suo suddito,di sellare il suo cavallo,di andare nella capanna delle armi,portargli la spada di suo nonno,lapiù pesante quella costruita con la fusione delloro puro e del titano.Poi ancora di portargli arco, quello più duro da stendere con le frecce dalle punte di oro puro,l oro dei suoi avi l` oro delle miniere di prinzbach.
Salì sul suo cavallo ma prima di spronarlo alla corsa ,disse alla sua donna di prendersi cura della capanna,lui non sarebbe tornato,senon con appeso alla sella del suo cavallo la pelle della lupe bianca.
Il capo cavalcò di gran fretta attraversando il sinello in piena,verso la montagna di pallano,da dove si erano perse l´ ultima volta le tracce della lupe.
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Il sole di fuoco,della calda estate del 68 bruciava i muri dei vecchi casolari in pietra del mio borgo.L incudine dell officina di Ugo Speranza come suono di campana a morte,mischiato al canto meccanico delle cigale,creava una atmosfera funesta.Le grida delle donne al lavantoio,al contrario,facevano credere ancora nella vita,le rondini da sotto i balcuni,preparavano il loro lungo viaggio verso sud.Mia madre vestita a vita di nero,ricuciva un lenzuolo consumato e strappato tante volte.All improvviso vidi Ugo Speranza,con passo felpato e con la sua sagoma curvata in avanti come a cercare un oggetto smarrito,scendere dalla stradina vicino al lavantoio.Arrivato sulla strada grande alzò lo sguardo verso me,dando al suo corpo una forma sbilenca.Fece con uno stanco gesto,alzando un braccio,segno di avvicinarmi,voleva darmi triste notizia,era l aria intorno che presagiva la resa.Avvicinatomi a lui,sotto i vecchi occhiali, le secche guance bagnate di sudore mescolato a due lacrime davano conferma a ciò che temevo.Incrociando il suo sguardo vidi un uomo vuoto e disperato come un padre che ha perso il suo migliore figlio.La resa era definitiva,dopo secoli la trebbia degli speranza non sarebbe più us
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Era nel mio borgo che il vento del nord soffiava forte,mi prese con forza il vento e mi portò nelle foreste del nord da dove nasceva. Tutto era diverso e freddo ma il vento mi dava piaceri e passioni. Poi il cuore si ribellò e il vento fini di tenermi,fu il cuore che mi riportò da te . IL vento però mi riprese e mi portò di nuovo via ´ma io,sto aspettando il cuore che mi riporterà per sempre da te.........In una notte piovvigginosa e fredda camminando da solo,senza quasi accorgemene, seguendo un vecchio sentiero degli antichi Oski, entrai in un bosco,nel freddo nord,dove gli alberi,sembrano essere tuoi nemici,entrai nello stesso bosco, dove le legioni di Varo persero in modo atroce la loro vita ,trucidati dall ira funesta dei barbari.La pioggia battente sulle foglie degli alberi unita al fischio del freddo vento del nord,mi riportava alla mente,mi faceva rivivere gli ultimi minuti di agonia,dei valorosi legionari Romani.Ad un tratto iniziai ad avere paura,fui preso dall angoscia di essermi smarrito,continuai a camminare,sul viottolo,facendo molto attenzione a non metter piede nel terreno paludoso a destra e sinistra della stradina. All improvviso come in un sogno vidi avanti me delle luci rosa che mi rincuorarono e mi fecero tornare alla mente gli anni verdi e le notti passate nelle affumicate, da joint, discoteche dei paesini del Kinzigtal.Arrivato nelle vicinanze di una bettola immersa nel fondo della foresta,aprii di questa la porta.Come per miracolo ero in Paradiso,quattro fanciulle,dal corpo bellissimo e nude mi sorridevano sedute presso il focolare e mi facevano segno di entrare e di sedermi tra le loro soavi forme.Erano le figlie dei Chatten che sognavo da sempre,avevano tutte e quattro,gli occhi azzurri,i capelli così biondi a sembrar quasi bianchi e il colore della loro pelle era rosa come le rose non ancora sbocciate.Mi inginocchiai tra loro ed una dopo l altra mi baciò sulla bocca ,ogni bacio più dolce del miele,poi..
Le quattro figlie dei Chatten,erano tornate insieme per la prima volta dopo millenni.La prima di nome Irina era tornata dall Est dalla Transilvania dove Traiano 2000 anni prima lo aveva deportata rubandola mentre bagnava le sue dolci forme,nelle verdi acque del romantico rio Ems.La seconda di nome Angie, veniva dalla Danimarca dove Marbotto Re dei barbari l aveva tenuta nascosta per 2000 anni, per preservare la sua dolce arte damare, dalle violenti maniere dei legionari romani assetati di sesso.La terza,Katiuscia veniva dalla Siberia,dove il Re dei Vandali Makus l aveva nascosta per millenni,per proteggerla dallira dei Friesen che violentavano le vergini fanciulle dei Chatten pur di mischiare il proprio sangue alla nobile stamma degli Oski.La quarta, Karina,veniva dal mar nero ed era nata per amare i più grandi avventurieri dell antica Macedonia,era stata nascosta per secoli, da Germanikus,che lo aveva portata con se nella Syria per amarla nelle notti di luna piena nell oasi alle sorgenti dell Eufrate.
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Il simbolo di un borgo ,abitato a quei tempi da gente,di cui la natura ha perso la formula, per continuare a crearli.
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Jung ich Spinner hab verloren - steht dazu wie Männer!
Es ist Germanische Geschichte und Du warst wohl dabei!
und wenn jemand mal wieder mit Wattebällchen wirft - rennt nicht gleich weg!
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