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Photos by a.fedele: on the map, in Google Earth (KML)

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a.fedele's conversations

ELIA52 said:

ABBITAVO VICINO ALLA CHIESA E ANCORA OGGI MI RICORDO LA SCENA.COMPLIMENTI X LE FOTO LI RICORDO VOLENTIERI CON TANTA NOSTALGIA SALUTI FERRARO


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Elías Tito said:

When God made man, he did him like a potter's vessel. And breathed into it, spirit of life (breath). This means that? This means: First, that man is composed of body (bottle) and spirit (breath). Second, that when God made man he did not made him as second product category. When God made man gave him his spirit, made him his spiritual image and likeness.

So what happened? Well what happened was that the man began to twist things. Man began to disobey God's commandments. The man began to do what he wanted. So he filled his live of suffering and bad things. Then God was angry with the man and take away his spirit of him. Thus leaving an empty space (hole). Then the man filled that hole with all kinds of crap. Transforming his soul in a garbage dump spiritual.

Today God is calling humanity to repentance. Today God is calling us to straighten our paths. Today God is inviting us to participate in his Kingdom.

Anyone wishing to participate must make this bread (wisdom) his wealth.

Therefore: you must do the desires of God. Raised this bread (seed) throughout the world. We must finish once and for all the evil that exists in the mind of humanity.

Note: This is the bread of God is not only for yourself, you should share it. Copy this comment and put it in another picture, because that is the wish of God. I am the prophet Elijah and my site is: www.overbo.uni5.net


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a.fedele said:

obrigado.. foi un prazer


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a.fedele said:

Torre Civica nel XX° secolo, gli amministratori locali del tempo, fecero costruire sui resti del castello dei cavalieri di Malta, una torre dove nel 1918 venne inserito un orologio meccanico. Dell’antico maniero sono ancora visibili il bastione a pianta quadrata e i baluardi angolari. Nel sottosuolo erano stati ricavati dei cunicoli segreti che arrivavano fin sotto la Chiesa di San Giovanni;


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a.fedele said:

MELICUCCA’, LE NOSTRE RADICI Come i parchi letterari che nascono in presenza di autori legati ai propri luoghi, così chi ha vissuto per tanto tempo nel paese di origine trova, almeno una volta all’anno, il tempo di rivisitare quei luoghi che lo videro fanciullo. Appunto per questo i nostri paesi sono pronti ad aprire le porte, in occasione delle vacanze natalizie, ai loro figli emigrati, pronti ad accoglierli a braccia aperte, a rendergli il periodo natalizio più rilassante. Pertanto, prepariamoci ad assistere al rientro in paese delle centinaia di emigrati, di prima, di seconda e di terza generazione che non dimenticano le loro origini, i luoghi della loro infanzia, le loro tradizioni

Certo, per i figli dei figli dei primi emigrati, scoprire il paese di origine dei genitori è qualcosa che li incuriosisce, li fa emozionare, facendogli provare nuove sensazioni, le stesse che i loro padri provano allorquando vedono spuntare in lontananza i primi profili delle case e degli alberi che li circondano e che fanno parte di quel paesaggio naturale che loro hanno conosciuto e conoscono, nonostante il loro nuovo mondo fatto da grattacieli e da fabbriche. Tuttavia, il paesaggio dipinto dalla natura e consegnato agli emigrati, rimane impresso in tutte le menti come segno indelebile di una vita vissuta all’ombra delle fontane delle piazze, o dai giochi fanciulli nei vari quartieri, a quelle sfide al pallone su fazzoletti di terreno gibboso o ai giochi più semplici come “prima monta” ; “Mucciateia”; “O piru”; “Pedi unu pedi dui ecc..” Oppure a quei giochi innocenti per la loro semplicità che oggi fanno veramente sorridere i giovani impegnati in sfide multimediali. I meno giovani ricorderanno senza dubbio il gioco della “mazzola” o “u Batti”ed anche quando nell’immediate vicinanze di un cantiere edile si mettevano dei mattoni in fila e si facevano cadere l’uno dietro l’altro (una sorta di effetto domino) o quando ancora si andava a bussare alle porte dei vicini per poi nascondersi appena il proprietario apriva l’uscio. a.ligato


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a.fedele said:
MELICUCCA’: UNA FAVOLA DEI NOSTRI TEMPI C’era una volta….cominciano così tutte le favole antiche e moderne. C’era una volta, settanta anni fa, un bambino di nove anni che si divertiva a giocare con le foglie degli alberi, ad ascoltare il sibilo del vento, ad osservare le lucertole e le colonne di formiche allineate sulle pietre. Giochi semplici, tanto per alleviare la fatica che gli comportava , si fa per dire, la sua attività lavorativa che era quella di portare giornalmente al pascolo gli animali. Quel bambino era Diego Fedele, un melicucchese d’Australia che recentemente ha ottenuto il “Premio onorario universale” partecipando a Sydney, con una delle sue sublimi poesie: La Lumaca (ovvero Le tragedie umane). La carriera di Diego Fedele ha qualcosa di fiabesco. In effetti, un alone di fiaba ha sempre circondato l’esistenza di questo singolare personaggio. Diego scrive la prima pagina di questa favola nel suo paese natìo: Melicuccà. In quelle campagne assolate e tristi, esplose indomita la sua passione per la musica e le poesie. A contatto con il suono e le melodie della natura, Diego affidava i suoi pensieri ai fruscii degli alberi e al mormorio dei ruscelli. Si costruì un flauto con una canna e gli soffiò dentro: ne fuoriuscirono armoniose melodie. In seguito, divenne “padrone” di una “farauta”, una sorta di flauto primitivo ricavato dalla corteccia del ramo di castagno, che fu il suo primo “strumento” musicale. I tempi assai grami non consentivano ai genitori del piccolo Diego di fargli coltivare quella sua grande passione. Intanto, dopo la quinta elementare, unico titolo di studio posseduto, il pastorello melicucchese, venne avviato ad apprendere lezioni di taglio e cucito nella bottega di mastro Rosario Surace, mai dimentico però del suo primo amore: la musica. A venti anni esordì, infatti, tra le fila del complesso bandistico locale, confortato dalla presenza del suo maestro sarto, per l’occasione primo tamburino della banda, ostentando con orgoglio il suo flauto: quello vero. Compiuti venticinque anni, Diego, al pari di altri giovani meridionali, prese la via dell’Australia: la terra promessa. Nel continente oceanico, Fedele mise a frutto l’esperienza sartoriale acquisita dai consigli di “Mastro Rosario”.

Divenne così “Ladies’ and gentlmen’s High Class Tailor” cioè un sarto d’alta classe. Tuttavia, l’antica passione per il flauto e la poesia presero il sopravvento, tant’è che Diego cominciò a esprimere in modo globale, un connubio tra musica e poesia di straordinaria bellezza, coniugando le note del pentagramma con le rime dei suoi versi. Le sue “creazioni” musicali e poetiche gli valsero importanti riconoscimenti. L’ultimo attestato, in ordine di tempo, gli ha consentito di vedere annoverato il suo nome nella Collana Letteraria, edita a Sydney: “Memories of the Millennium the best Poems and Poets of the 20th century” Ovvero, Le migliori poesie del XX° secolo. Un riconoscimento di notevole importanza per questo melicucchese ultra settantenne, suonatore di flauto, ottimo sarto, affermato poeta, che con le sue vibrazioni di nostalgia e amore, continua a perpetuare, in paesi lontani, le vicende degli autentici figli della magica terra di Calabria. Antonio Ligato


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a.fedele said:

MELICUCCA’ EDICOLE VOTIVE, UN PATRIMONIO CULTURALE DA SALVAGUARDARE A Melicuccà, così come in altri paesi della provincia reggina, esistono delle “edicole votive” che sono testimonianza di una civiltà e di un sentimento religioso che oggi, forse, sono un po’ svaniti, ma che fino a trenta anni fa, erano ritenute di grande importanza e facevano parte integrante della nostra dimensione culturale. Nel nostro centro se ne contano quattro di questi “tempietti” comunemente chiamati “calvari” e che, per la maggior parte dei giovani di oggi, non hanno nessun significato. L’ultima edicola edificata in ordine di tempo, è quella posta sulla via Roma, in ricordo dei frati missionari giunti a Melicuccà nel 1961 per rinnovare lo spirito religioso tra la comunità. Ebbene, vogliamo rimarcare che non bisogna dimenticare le tantissime ricerche fatte dagli studiosi di tradizioni popolari sulle origini di tutte le “edicole votive”, perché ognuna di esse ha una propria “storia”. Costruite da privati cittadini come atto di devozione per una grazia ricevuta o più delle volte in ricordo di qualche avvenimento tragico, le edicole votive sono comunque, da sempre, espressione dell’arte e della religiosità popolare. Le edicole, infatti, vanno lette e interpretate in chiave rigorosamente antropologica a parte alcune di cui viene tenuto in alta considerazione il valore artistico. Ebbene, ognuna di esse rimanda ad un universo di “segni” legato alla cultura popolare ed alla “pietas” religiosa che ne giustificano ancora l’esistenza. Spesso, però, le edicole sono aggredite dal tempo e dall’incuria e per questo corrono gravi rischi di scomparsa. Quindi, se si tiene conto del loro immenso valore come testimonianza di fede degli uomini di un tempo, si capisce chiaramente che esse andrebbero salvate al di là del loro più o meno grande valore artistico.

Pertanto è opportuno che gli organi competenti e tutti i cittadini tutelino e salvaguardino questi piccoli “monumenti” ingiustamente considerati minori. Antonio Ligato


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a.fedele said:

Cenni storici Il paese appartenne prima ai Benedettini di Sant'Eufemia del Golfo (oggi Lamezia Terme), ed era conosciuto con i nomi di Malocucca e Melicocco, probabilmente il nome trae origine dal greco e significa “Terra di loti”. Quando Sant'Eufemia del Golfo passò ai Cavalieri di Malta, Melicuccà ne seguì le sorti fino a che nel 1445 frà Serio Seripando, ammiraglio di Rodi e Balìo della Commenda di Sant'Eufemia, lo acquistò per conto dell’Ordine Gerosolimitano aggregandolo alla Commenda di Drosi. Nel 1783 a causa di un terremoto si ebbero ingentissimi danni e gli abitanti dell’epoca avevano pensato di ricostruire le loro abitazioni in un altro luogo. Nel 1807, i Francesi, nel dare una nuova sistemazione amministrativa alla Calabria, fecero di Melicuccà un “luogo”, ovvero Università, nel cosiddetto Governo di Sant'Eufemia di Sinopoli. Con il primo riordino decretato il 4 maggio 1811 e con l’istituzione dei Circondari e Comuni, Melicuccà venne trasferito nel Circondario di Palmi prima e nel 1835 in quello di Bagnara per poi essere aggregato nel 1841 all’allora costituito Circondario di Seminara. l.palamara


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a.fedele said:

Castello nella parte alta del centro abitato insistono notevoli resti del castello medioevale dell'Ordine dei Cavalieri di Malta, costruito nel 951 d.C. da Costantino VII° di Bisanzio, fra i quali spiccano i baluardi angolari e la torre quadrata. Visibili ancora le sue mura perimetrali e qualche accenno di cunicoli sotterranei che, un tempo, sembra conducessero alla città della "Citateia";

Torre Civica nel XX° secolo, gli amministratori locali del tempo, fecero costruire sui resti del castello dei cavalieri di Malta, una torre dove nel 1918 venne inserito un orologio meccanico. Dell’antico maniero sono ancora visibili il bastione a pianta quadrata e i baluardi angolari. Nel sottosuolo erano stati ricavati dei cunicoli segreti che arrivavano fin sotto la Chiesa di San Giovanni; l.palamara


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a.fedele said:

Grotta di Sant'Elia Speleota il complesso delle grotte di Sant'Elia Speleota, con i resti del contiguo cenobio basiliano e delle frabbriche annesse (cantina, mulino, necropoli, palmento, etc.), risalenti al X° secolo, rappresenta oggi una delle più cospicue testimonianze archeologiche della grecità bizantina nella Calabria meridionale. Sulla destra v'è una specie di acquasantiera in pietra che raccoglie l'acqua che gocciola da una vena che giunge proprio all'interno della grotta. Questo fatto ha già del prodigioso, data la struttura geologica del luogo: la sorgente detta "acqua del giardino di Sant'Elia" è molto più a valle, e nei secoli si è abbassata continuamente lungo la scarpata. Invece l'acqua della grotta continua ininterrottamente a gocciolare con un ritmo costante e quasi matematico! La grande grotta fu visitata dal vescovo di Mileto Filippo Mincione nel 1855; l'avvenimento fu immortalato da una lapide posta sul fondo della speloca. Il vescovo visitò devotamente la grotta e promosse lavori di restauro l.palamara


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