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Edificata intorno al XI - XII secolo sulle rovine di due chiese paleocristiane, rappresenta una testimonianza dell'Ancona medioevale. Fu chiamata originariamente Santa Maria del Canneto in quanto situata in zona paludosa. Successivamente prese il nome di Santa Maria del Mercato poiché nel piazzale ad essa antistante, si svolgeva il Mercato settimanale della città. Il passaggio dalla magistratura consolare a quella podestarile vide la piazzetta protagonista dell'investitura del Podestà, atto che veniva svolto dal popolo. La Chiesa è un gioiello di architettura romanica: ha una pianta rettangolare. Uno schema a croce latina ed è divisa in tre navate. La zona dell'altare, preceduta da una scalinata, è sopraelevata.
Il campanile aveva in origine una funzione strategica, essendo una torre addossata alla fortificazione che si collegava al colle retrostante. Il portale, ricco di ornamenti, colpisce per il movimento ed il fine intreccio delle arcatelle e dei polastrini. Il restauro del 1980 ad opera della Soprintendenza archeologica ha portato alla luce i resti delle due basiliche preesistenti oltre che i resti delle mura greche risalenti al IV secolo a.c.
Realizzata tra il 1787 e il 1789. Successivamente alla costruzione del Lazzaretto, Porta Pia rappresentava un entrata monumentale alla città, lungo la litoranea voluta da Pio VI.
La facciata rivolta verso il mare, in pietra d'Istria, risulta più ricca di quella in bugnato a blocchi di arenaria esposta verso la città. L'opera, realizzata su progetto di Filippo Marchionni, figlio di Carlo Marchionni, si presenta ancora oggi in forme barocche ed ha una spetto imponente che ne esalta il duplice significato simbolico di collegamento e di difesa dell'entrata alla città.
In una posizione strategica e suggestiva, nell'area portuale al di fuori delle vecchie mura della città antica, la Mole Vanvitellina (vecchio Lazzaretto) è oggi sede di iniziative culturali e musicali. Progettata dal celebre Luigi Vanvitelli nella caratteristica forma pentagonale, ha una lunga storia che, dal periodo di progettazione e costruzione (25 aprile 1732 data dell'inizio dei lavori), l'ha vista rappresentare per la città svariate funzioni: zona di sosta per persone e merci che provenivano da zone sospette, ospedale, caserma, magazzino doganale, magazzino dei Tabacchi; nel 1860 fu addirittura al centro della battaglia per la presa di Ancona.
Da pochi anni la Mole è stata restaurata in alcuni settori offrendo oggi la possibilità di visitarla anche internamente, di ospitare mostre d'arte e iniziative culturali o di trascorrere una piacevole serata estiva al Lazzaretto Festival o al cinema all'aperto.
Realizzato nel 115 d.c. da Apollodoro di Damasco in onore di Traiano, grande fautore della rinascita del porto di Ancona, in passato era ornato con statue e fregi scomparsi nel corso dei secoli.
L'opera, che mantiene ancora lo slancio e l'eleganza di un tempo, è stata recentemente restaurata e sottoposta ad interventi di illuminazione che ne hanno esaltato il profilo e valorizzato la particolare posizione rispetto al nucleo storico della Città e al Colle Guasco.
In fondo al Corso Garibaldi, principale arteria della città, si trova, in Piazza della Repubblica, il Teatro delle Muse: di stile neoclassico, realizzato nel 1826 dall'architetto senigalliese Ghinelli, presenta un'elegante facciata scandita da sei colonne ioniche sottostanti la trabeazione e timpano a fregi ellenici, con altorilievi che raffigurano Apollo e le Muse, opera dello scultore De Maria.
Il Teatro fu danneggiato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale ed è rimasto inattivo per molti anni. Il nuovo progetto di restauro architettonico (finito nel 2002) si è basato sulla ricerca di un rapporto armonico tra l'interno moderno e la facciata neoclassica, conservando alcune sezioni storiche (la scala d'ingresso, il vecchio atrio) e creando una continuità concettuale con lo spazio urbano esterno, in particolare nelle caratteristiche dell'atrio, del salone delle feste del foyer. Il portico slanciato del piano terra presenta arcate a tutto sesto rivestite a bugnato in pietra d'Istria, è sormontato da una composta balaustra a colonnine. Il risultato è un luogo di atmosfera, un "teatro-piazza" costruito e ricostruito con materiali essenziali caratteristici dell'anima nomade e precaria della rappresentazione (legno e metallo, graticciati e ballatoi) e con elementi specifici dell'arredo urbano (mattoni e pietre, zone di ampio respiro per l'accoglienza del pubblico). Di rilevanza artistica anche il sipario tagliafuoco, realizzato dallo scultore Trebbiani, immaginato come una immensa saracinesca che apre la scena, con decorazioni in bronzo incassate su fondo nero.
Livio Camplone's conversations
Beautiful church !
Bella!
Bravo!
Ciao
trés joli jardin.
je trouve que vos photos sont belles,mettez des étiquettes pour se retrouver.
salutations
Edificata intorno al XI - XII secolo sulle rovine di due chiese paleocristiane, rappresenta una testimonianza dell'Ancona medioevale. Fu chiamata originariamente Santa Maria del Canneto in quanto situata in zona paludosa. Successivamente prese il nome di Santa Maria del Mercato poiché nel piazzale ad essa antistante, si svolgeva il Mercato settimanale della città. Il passaggio dalla magistratura consolare a quella podestarile vide la piazzetta protagonista dell'investitura del Podestà, atto che veniva svolto dal popolo. La Chiesa è un gioiello di architettura romanica: ha una pianta rettangolare. Uno schema a croce latina ed è divisa in tre navate. La zona dell'altare, preceduta da una scalinata, è sopraelevata.
Il campanile aveva in origine una funzione strategica, essendo una torre addossata alla fortificazione che si collegava al colle retrostante. Il portale, ricco di ornamenti, colpisce per il movimento ed il fine intreccio delle arcatelle e dei polastrini. Il restauro del 1980 ad opera della Soprintendenza archeologica ha portato alla luce i resti delle due basiliche preesistenti oltre che i resti delle mura greche risalenti al IV secolo a.c.
Realizzata tra il 1787 e il 1789. Successivamente alla costruzione del Lazzaretto, Porta Pia rappresentava un entrata monumentale alla città, lungo la litoranea voluta da Pio VI.
La facciata rivolta verso il mare, in pietra d'Istria, risulta più ricca di quella in bugnato a blocchi di arenaria esposta verso la città. L'opera, realizzata su progetto di Filippo Marchionni, figlio di Carlo Marchionni, si presenta ancora oggi in forme barocche ed ha una spetto imponente che ne esalta il duplice significato simbolico di collegamento e di difesa dell'entrata alla città.
In una posizione strategica e suggestiva, nell'area portuale al di fuori delle vecchie mura della città antica, la Mole Vanvitellina (vecchio Lazzaretto) è oggi sede di iniziative culturali e musicali. Progettata dal celebre Luigi Vanvitelli nella caratteristica forma pentagonale, ha una lunga storia che, dal periodo di progettazione e costruzione (25 aprile 1732 data dell'inizio dei lavori), l'ha vista rappresentare per la città svariate funzioni: zona di sosta per persone e merci che provenivano da zone sospette, ospedale, caserma, magazzino doganale, magazzino dei Tabacchi; nel 1860 fu addirittura al centro della battaglia per la presa di Ancona.
Da pochi anni la Mole è stata restaurata in alcuni settori offrendo oggi la possibilità di visitarla anche internamente, di ospitare mostre d'arte e iniziative culturali o di trascorrere una piacevole serata estiva al Lazzaretto Festival o al cinema all'aperto.
Realizzato nel 115 d.c. da Apollodoro di Damasco in onore di Traiano, grande fautore della rinascita del porto di Ancona, in passato era ornato con statue e fregi scomparsi nel corso dei secoli.
L'opera, che mantiene ancora lo slancio e l'eleganza di un tempo, è stata recentemente restaurata e sottoposta ad interventi di illuminazione che ne hanno esaltato il profilo e valorizzato la particolare posizione rispetto al nucleo storico della Città e al Colle Guasco.
In fondo al Corso Garibaldi, principale arteria della città, si trova, in Piazza della Repubblica, il Teatro delle Muse: di stile neoclassico, realizzato nel 1826 dall'architetto senigalliese Ghinelli, presenta un'elegante facciata scandita da sei colonne ioniche sottostanti la trabeazione e timpano a fregi ellenici, con altorilievi che raffigurano Apollo e le Muse, opera dello scultore De Maria.
Il Teatro fu danneggiato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale ed è rimasto inattivo per molti anni. Il nuovo progetto di restauro architettonico (finito nel 2002) si è basato sulla ricerca di un rapporto armonico tra l'interno moderno e la facciata neoclassica, conservando alcune sezioni storiche (la scala d'ingresso, il vecchio atrio) e creando una continuità concettuale con lo spazio urbano esterno, in particolare nelle caratteristiche dell'atrio, del salone delle feste del foyer. Il portico slanciato del piano terra presenta arcate a tutto sesto rivestite a bugnato in pietra d'Istria, è sormontato da una composta balaustra a colonnine. Il risultato è un luogo di atmosfera, un "teatro-piazza" costruito e ricostruito con materiali essenziali caratteristici dell'anima nomade e precaria della rappresentazione (legno e metallo, graticciati e ballatoi) e con elementi specifici dell'arredo urbano (mattoni e pietre, zone di ampio respiro per l'accoglienza del pubblico). Di rilevanza artistica anche il sipario tagliafuoco, realizzato dallo scultore Trebbiani, immaginato come una immensa saracinesca che apre la scena, con decorazioni in bronzo incassate su fondo nero.