Tino Gianbattista Colombo
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Nato a Milano il 28 aprile 1945, Diploma istituto tecnico per geometri, Interessi: Attività Subacquee, Fotosub e Aquariofilia, Storia Contemporanea,Editoria Antica, Fotografia, Collezionismo, Politica. Sport Praticati nel tempo : Automobilismo, Nuoto Atletica leggera, Sci, Pattinaggio su ghiaccio e rotelle, Paracadutismo, Motonautica, Subacquea,Volo da Diporto Sportivo con motore, Tiroa Volo, Tiro a Segno con armi convenzionali e ad Avancarica. http://immagini-per-gioco-e-per-passione.blogspot.com/ http://www.flickr.com/photos/argonautaargo/ http://picasaweb.google.com/1oArgonauta/

Tino Gianbattista Co…'s conversations

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La Chiesa della Madonna delle Serre

Le origini

Benché fino ad oggi non sia stato possibile reperire documenti sull’edificazione della primitiva chiesa, alcune considerazioni fanno pensare che la costruzione risalga a prima del 1356. E’ infatti in questa data che si ha menzione di una chiesa descritta nei documenti come “ Ecclesia de S. Michaelis de Carpugnano”, posta alla fine del Sesto di Valdera[1]. La Chiesa attuale è infatti molto vicina ad una antica struttura ormai rovinata che mantiene ancora oggi il toponimo di “Carpugnano[2]”. Nel 1423 si trova ancora annotata nelle visite Pastorali come “Ecclesiam de S. Michaelis de Carpugnano in Plebatu de Peccioli”,[3] a questa data la chiesa non era in buone condizioni, non era curata ed era priva di un rettore, alcuni mesi dopo (3/3/1423) la chiesa fu riparata in alcune parti e vi fu nominato un rettore, Ser Antonius[4].

Dopo il ‘500

Nel 1520 la chiesa si trova ancora con il nome di S. Michele a Carpugnano, nella visita pastorale di questo anno si legge che il rettore era certo “ Bastianus Francisci Gherardi de Peccioli e aveva una rendita di dieci “saccha di grano”.[5]

Pochi anni dopo fu livellario della chiesa e di carpugnano Piero di Alamanno Salviati il quale nel 1538 fondò con i beni della diruta chiesa di S Michele la compagnia dei Santi Jacopo e Rocco in S. Verano a Peccioli.[6] Piero de Salviati cedette Carpugnano e probabilmente anche la chiesa di S Michele a Francesco di Vincentio del Cav. Vangelista Almeni di Firenze.[7]

Nel 1618 la chiesa fu visitata dal Vescovo Bernardo Inghirami il quale dispose che vi fosse celebrata una messa nella festa di S Michele e una nella festa di S. Antonio. L’oratorio è in questi anni è chiamato di San Michele alle Formiche[8], forse in relazione ad un miracolo accaduto in un’altro tempio dedicato allo stesso Santo. Il rettore dell’oratorio è Francesco degli Almeni che si impegna a a fornire come rendita 24 sestari di frumento, 12 giare di Vino, 1 barile di olio, e 12 scudi all’anno. Gli Almeni in questo periodo arricchirono la Chiesa commissionando un bellissimo dipinto di una Vergine con il Bambino.

Nel libro delle visite pastorali risalente al 1677 del Mons. Carlo Filippo Sfrondati è raccontato un miracolo avvenuto proprio nella chiesa. Si legge infatti che nel 1618 il figlio di Domenico di Malerba, un agricoltore di Lajatico, avrebbe ricevuto dalla Vergine, che è raffigurata sul dipinto, pane per circa un mese, passandolo per le fenditure della porta dell’oratorio. Il caso fu esaminato dal Vescovo di Volterra, e 10 anni dopo fu accertata l’autenticità del miracolo. Fu imposto quindi al Presbiterio di Montefoscoli, Giovanni Francesco dei Mancini, di celebrare una messa in presenza del ragazzo[9].

La proprietà del sito rimase agli Almeni di Peccioli fino al 1764, anno in cui l’ultimo esponente della famiglia, Giuseppe Gaetano Gaspero, morì. In questo periodo la chiesetta non doveva essere in buone condizioni infatti fu restaurata, probabilmente a spese della comunità, come possiamo leggere in una lapide posta su di una colonna del portico : “AD/FU-FA-TA-DI/CHARITA/1740”.

La chiesa ebbe in un periodo non ben precisato anche la dedicazione alla Madonna della neve, antico culto nato a Roma nel IV secolo a seguito di un miracolo consistente in una nevicata avvenuta il 5 Agosto del 358, nel luogo dove venne poi costruita la Chiesa di Santa Maria Maggiore. Anche alla Chiesa delle Serre, una leggenda popolare indica una nevicata fuori stagione avvenuta all’inizio di agosto.

Nel 1776 la chiesa insieme a tutta la fattoria fu comperata da un commerciante di Livorno, Giovanni Filippo Berte, il quale appose lo stemma di famiglia che ancora oggi possiamo vedere ben conservato sul fronte della chiesa. La chiesa fu anche usata come sepolcreto dalla famiglia Berte, i familiari defunti venivano posti sotto il pavimento del portico, le lapidi di marmo furono rimosse quando la proprietà passò ai fondi rustici. I Berte, divenuti agli inizi dell’800 Dufour Berte, donarono la campana che si trova ancora sul campaniletto a vela sul lato sud, sopra vi è scritto: “TERZO RAFANELLI E FIGLI FONDITORI A PISTOIA AD 1872”

Oggi la chiesetta è compresa nella proprietà della ex Gaslini, ogni prima domenica di maggio si celebra la festa con un pellegrinaggio notturno conosciuto come “la fiaccolata sulle serre”. Anticamente la festa si svolgeva trasportando, proprio durante la fiaccolata, il dipinto della Vergine dalla chiesa di S. Verano fino alla chiesa delle serre.

Andrea Bertini

[1] S. Mori “Pievi della Diocesi Volterrana Antica” in Rassegna Volterrana, Sinodo Belforti.

[2] Nelle decime degli anni 1302 e 1303 risulta anche un ospedale di S. Giovanni in “Carpignano”.

[3] “28/2/1423, (carta 127v) visitavit ecclesiam S. Michaelis de Carpugnano in plebatu de Peccioli Vulterrane Diocesis, Cujus ecclesie nullus est rector et est tota destructa et non habet nolam nec etiam est curata et multos homines de castro chianni interrogavimus et nobi nescerunt aliquid respondere” nella visita pastorale si identifica anche un’altra chiesa con lo stesso toponimo nel piviere di Strido, si tratta probabilmente di un errore di trascrizione, poichè le notizie di quella chiesa coincidono successivamente con quelle della chiesa di Carpugnano di Peccioli, dove esiste il toponimo distante un centinaio di metri dalla chiesa.

[4] visitavit ecclesiam S. Michaelis de Carpugnano plebatu de (...) Cuius ecclesie rector est Ser Antonius, et prefata ecclesia est coperta et cum tecto et stat satis bene et sine nola et noon est curata.

[5] 20/9/1520, visitavit ecclesiam S. Michaelis de Carpugnano Cuius est rector Ser Bastianus Francisci Gherardi de Peccioli : est solo equata et vix apparent vestigia. Est valoris saccorum decem grani.

[6] Archivio VescovileVolterra. Atti civili n. 137 c177

[7] Gli Almeni, antica famiglia di origini Perugine, furono consiglieri alla corte del GranDuca Cosimo I, il quale per meriti donò loro la fattoria di Peccioli, appartenuta a sua madre Maria de Salviati. In detta fattoria erano compresi la chiesa e il podere di Carpugnano

[8] La dedicazione a S. Michele alle formiche è comune anche ad altre chiese e monasteri. Nei pressi di Pomarance sorgono i resti di un antico eremo costruito dai Monaci Celestini nel 1377 e chiamato “San Michele alle formiche” a causa di un singolare fenomeno: negli ultimi giorni di settembre, sciami di formiche alate si riunivano intorno all’antica campana del monastero. Quando nel secolo XVIII, dopo l’abbandono dell’eremo, la campana fu collocata nella torre del Marzocco a Pomarance, le formiche si radunarono ancora lì, secondo la versione popolare, per riportare la campana sul poggio di Spartacciano. Ad Aerzelato in Lunigiana una leggenda racconta che San Michele manda sciami di formiche volanti a morire sul campanile della chiesa perchè indispettito da un'antico affronto. Secondo questa leggenda infatti, San Michele era solito regalare tutti gli anni alla gente del luogo due cinghiali, uno il più grosso veniva macellato, mentre l'altro doveva essere lasciato libero nel bosco, una volta successe però che vennero macellati entrambi, da allora San Michele per punizione, manda tutti gli anni solo sciami di formiche volanti.

[9] Visita pastorale di Mons. Carlo Filippo Sfrondati 14 ottobre 1677 , Peccioli, Oratorio di San Michele alle formiche.

Festa sulle Serre – Tra tradizione e futuro calendarietto 29.04.2014 Domenica 4 maggio c’è la tradizionale Festa sulle Serre. Sarà un’occasione per rivivere l’atmosfera contadina ed immergersi nella natura che circonda quella località tanto radicata nel pubblico sentire dei pecciolesi. Quest’anno ci sono delle ragioni in più per partecipare alla Festa sulle Serre proprio perché si svolge nel cuore della tenuta Fondi Rustici su cui si sviluppa il progetto “Fondi Rustici, un grande bene comune” con i suoi casali che vogliamo far diventare il volano per lo sviluppo economico ed occupazionale di questo nostro territorio.Scarica la cartolina per scoprire le numerose iniziative che partiranno da sabato 3 alle ore 18.00 con la presentazione del libro "UN GRANDE BENE COMUNE - Le Terre di Peccioli nei racconti di caccia di Piero Cilotti” presso gli Spazi per l’arte Fonte Mazzola.

Benozo Gozzoli

1420 ca. 1438 1444-1447 1447-1450 ca. 1449

1450 1452 1453 1456 1458

1459-1463 1459 1460 1461 1467

1468-1494 1495 1495-1497 1497

1420 ca. Nasce a Firenze da famiglia toscana Benozzo di Lese, più noto con l’appellativo di Benozzo Gozzoli, datogli dal Vasari nella seconda edizione delle Vite (1568). Dai documenti risulta che il nonno era un cardatore di lana e il padre un sarto. Incerti sono gli esordi della formazione professionale di Benozzo e sconosciuta è la data in cui si iscrive alla Corporazione dei Pittori. Molti studiosi hanno accettato la tesi del Vasari secondo la quale Benozzo fu “discepolo dell’Angelico Fra’ Giovanni”. Benozzo cresce dal punto di vista professionale in un’epoca fondamentale per lo sviluppo dell’arte e della storia fiorentina. Negli anni tra il 1430 e il 1440 lavoravano a Firenze i pittori più noti e creativi: Fra’ Angelico, Filippo Lippi, Paolo Uccello, Domenico Veneziano e Piero della Francesca.

1438 Viene affidata a Fra’ Angelico la decorazione della chiesa e del convento di San Marco a Firenze secondo il programma iconografico dell’ordine francescano che esemplifica con scene della Passione il concetto di Cristo come esempio di vita per il monaco. E’ questo per Benozzo l’avvio del connubio professionale con il maestro, durato per oltre un decennio. Il ruolo di Benozzo nell’esecuzione degli affreschi, iniziato gradualmente, cresce nel tempo.

1444-1447 Benozzo si impegna a lavorare con Lorenzo e Vittorio Ghiberti alla Porta del Paradiso del Battistero di Firenze.

1447-1450 ca. Benozzo è primo collaboratore e socio dell’Angelico, convocato a Roma da papa Eugenio IV che gli commissiona gli affreschi della Cappella di San Pietro, ora perduti. A questi segue la decorazione della Cappella di papa Niccolò V, nei Palazzi Vaticani, con scene della vita dei protomartiri Stefano e Lorenzo.

1449 Benozzo termina gli affreschi delle volte della Cappella di San Brizio nella cattedrale di Orvieto, con il tema del Giudizio Universale, e conclude il suo sodalizio con l’Angelico.

1450 Benozzo si trasferisce in Umbria, dove i suoi committenti principali sono i Francescani di cui interpreta la straordinaria eredità artistica e spirituale. Decorazione del monastero di San Fortunato a Montefalco.

1452 Ancora a Montefalco, Benozzo lavora nella chiesa di San Francesco (Cappella di San Gerolamo e affreschi con Storie della vita di San Francesco nella tribuna). Gli affreschi sono commissionati da un colto committente, teologo e predicatore “Fra’ Jacopo da Montefalco dell’ordine dei Frati Minori”. Il tema degli affreschi di Montefalco è il leit motiv dell’ordine dei teologi Franciscus alter Christus secondo la Legenda Maior di Bonaventura.

1453 Ciclo pittorico della Vita di Santa Rosa, ora perduto, nella chiesa delle Clarisse a Viterbo. Di questi affreschi, distrutti nel 1632, rimangono alcuni schizzi di Benozzo Gozzoli e i disegni di Francesco Sabatini.

1456 Viene eseguita la Madonna dell’Umiltà con Santi, nota come Pala della Sapienza Nuova, per il Collegio di San Gerolamo a Perugia.

1458 Alla sfarzosa cerimonia per la nomina di papa Pio II (Enea Silvio Piccolomini) viene chiamato Benozzo Gozzoli per preparare apparati, stendardi e bandiere.

1459-1463 Benozzo lavora a Firenze.

1459 Su incarico di Cosimo inizia la decorazione della Cappella in Palazzo Medici con il Viaggio dei Magi,. Fin dalla sua costruzione, la Cappella, luogo dalla duplice funzione di preghiera e di sala per le visite, è ammirata per l’incomparabile bellezza dovuta certamente agli straordinari affreschi di Benozzo. Qui i Medici con i loro alleati e seguaci sono raffigurati in un corteo scenografico collocato in un paesaggio reale e fantastico al tempo stesso, agghindati come i Magi e il loro seguito nell’atto di approssimarsi all’altare. Nel corteo l’artista si ritrae per ben due volte. Per spirito, stile e tecnica questi straordinari affreschi possiedono una magnificenza che non ha precedenti.

1460 Matrimonio con Maddalena di Luca di Iacopo di Cione, figlia di un mercante di tessuti, dalla quale nasceranno nove figli, tra i quali Francesco e Alesso, divenuti artisti.

1461 Viene commissionata la Pala della Purificazione dalla Compagnia della Purificazione, una Confraternita intimamente legata alla famiglia dei Medici.

1467 Benozzo è a San Gimignano dove nella chiesa di Sant’Agostino affresca l’unico ciclo conosciuto della Vita del Santo nell’arte del Rinascimento toscano. Per la fine della pestilenza (1464) che imperversa sulla cittadina dipinge due immagini di San Sebastiano.

1468-1494 La collaborazione con l’Opera della cattedrale di Pisa dura per più di sedici anni. Dall’inizio dei lavori nel Camposanto, terminati nel 1484, fino al 1495 Benozzo fa di Pisa la sua residenza e il centro della sua attività. Per tutti questi anni il prolifico maestro dirige una bottega che esegue un grande numero di opere (pale d’altare, affreschi, tabernacoli stradali e gonfaloni) per la città e i suoi dintorni. Del monumentale ciclo pittorico con scene dell’Antico Testamento, affrescato sulle pareti del Camposanto, non rimane oggi quasi più traccia soprattutto a causa della tecnica usata, una combinazione di fresco e tempera, e dei bombardamenti del 1944.

1495 La partenza da Pisa, conquistata dai Francesi, è dettata da motivi politici.

1495-1497 Probabilmente Benozzo torna a Firenze e poi a Pistoia dove, nella Sala Ghibellina del Palazzo Comunale lascia la sua ultima opera, la sinopia per la Maestà.

Muore il 4 ottobre del 1497

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köfteci enişte questo è un palazzo bello e antico della mia città. Grazie e un caro saluto. Ilda

Maddalena altri tempi, ma ancora affascinante rivedere ancora queste cose, ciao un saluto bruno.

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