Ridella Marco
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dedicato a Vesimo, perchè non scompaia dal quotidiano “Libertà” del 01/05/2010, pag 30 Ho avuto modo di apprezzare, alcuni giorni or sono, le pagine dedi-cate da “Libertà” ad una parte del territorio della nostra provincia, nel caso citato il Po ed alcuni dei territori rivieraschi e, da ultimo, lo scritto della signora Milani sull’abbandono forzato della montagna a causa delle innumerevoli difficoltà che si incontrano nel tentativo di tornare ad abitarla .Da questo ho preso spunto per permettermi di sottoporre, sia pur in pillole, un invito alla (ri)scoperta di un territorio e di un paese partico-lari: la Valboreca e Vesimo .Mio padre è un figlio di questa terra, come lo erano i suoi genitori ed i loro predecessori; una terra che può essere madre ma anche arcigna matrigna.Sia io, sia mio fratello abbiamo trascorso le vacanze estive della no- stra infanzia a Vesimo ed il ricordo delle avventure in questa natura incontaminata e selvaggia, delle luci, dei colori e dei suoni, il senso di libertà, la sensazione di essere stati trasportati in un’ altra dimen-sione, sulle orme di Peter Pan e Capitan Uncino, non mi hanno mai abbandonato ed oggi mi auguro di poter offrire ai miei figli la possi-bilità, sia pur in termini diversi, di vivere le stesse emozioni. Vesimo, in comune di Zerba, mille metri sul livello del mare, è un piccolo paese di montagna, su cui si dice splenda sempre il sole, anche quando i monti ed i paesi circostanti sono avvolti dalle nubi: sembra quasi che il monte Lesima, il più alto della nostra provincia, vegli con la sua mole imponente e si erga a baluardo della valle; un balcone affacciato sulla Valboreca, un suggestivo angolo di mondo a cui si accede, all’improvviso, al termine di una lunga e tortuosa salita, una strada a “cavatappi”. Uno degli ultimi paesi della provincia di Piacenza che sia rimasto pressoché immutato nel tempo:un luogo in cui è ancora il ritmo delle stagioni a scandire le giornate e la vita dei pochi abitanti rimasti. Lo stesso alternarsi di stagioni che, simile ad un refolo di vento, percorre le stradine strette e dissestate, inaccessibili alle auto, accarezza i campi ormai incolti, ma i cui frutti, grazie al duro lavoro di uomini e donne, erano una delle fonti di sostentamento della popolazione; corre sulle aie che erano il centro della vita, sociale e non, del paese; spruzza l’acqua delle fontane sull’acciottolato, come un bambino monello. Vesimo è, però, anche il paese che ha pagato un enorme tributo di sangue alla follia dell’uomo e della guerra: la notte del 20 agosto 1944, giorno della festa patronale dedicata a san Bernardo, una lama di luce proveniente dalla balera allestita sopra la fontana per i festeggiamenti attirò l’attenzione di un velivolo, forse il famigerato “Pippo”, che sganciò su quella luce il proprio carico di morte e distruzione. Mio pare stesso, all’epoca tredicenne, restò ferito, le gambe dilaniate dalle schegge dell’esplosione e come lui diversi altri ragazzini: intere famiglie vennero distrutte, mentre il numero più alto di vittime lo si ebbe tra i giovanissimi. Questo atto di barbarie segnò per sempre il destino del paese pregiudicandone il futuro. Oggi solo quattro persone vivono in pianta stabile a Vezimo, nonostante le difficoltà, mentre ogni anno che è passato ha lasciato cicatrici indelebili sull’aspetto del paese: una vecchia casa ormai disabitata che crolla, le erbacce che si impossessano di un sentiero… Per fortuna ora sembra che qualcosa si stia muovendo grazie all’impegno dei residenti, dell’amministrazione comunale e provinciale, degli emigrati che ritornano almeno in estate, della Curia, dei gestori dell’unica trattoria del paese, che funge anche da punto di ritrovo e di aggregazione, che continuano la loro opera sulla scia della tradizione famigliare, del parroco. Si è iniziato ripulendo alcuni sentieri che conducono, attraverso suggestivi percorsi immersi nella natura, a luoghi caratteristici del territorio, ed altri seguiranno con una particolare attenzione al salvataggio dall’oblio dalle ingiurie del tempo e degli eventi atmosferici della storica chiesa di san Colombano, già oltraggiata da empia mano, e si spera di continuare e di ampliare questo progetto, con un numero sempre maggiore di partecipanti a cui poter dire “benvenuti a Vesimo”. Marco Ridella

Ridella Marco's conversations

L! Magnifique! SP

L 44, fine displayed. Have a nice week !

Per me è un capolavoro.

Meseszép, légies mint az álom.

magnifico panorama! like

ciao, Silvy e...buon anno!

bel ritratto del m° Ivano.

sono sicura che gradirebbe averla!

ciao, Silvy

Muy Impresionante!

Absolutely great !!! - Marvelous photo !!! Hello from Athens


+++++++++++ FAVORITE +++++++++++

Ciao Gianni e scusa il ritardo. Mi fa piacere poter condividere certe emozioni provate un bel po' di tempo fa in montagna. Grazie

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